Non spianiamo la strada alla paura
BRUXELLES, il cuore dell’Europa, è sotto attacco. Un’altra mattinata di sgomento e rabbia, mentre la televisione continua a mandarci immagini di morte e dolore. Coloro che anche nel nostro Paese continuano a negare la realtà di ciò che sta avvenendo, la guerra che è in corso sul nostro territorio, spalancando costantemente le porte a tutti, senza alcun criterio, sono solo degli irresponsabili che stanno candidando le nostre città a essere il prossimo teatro di guerra. Non ci può essere convivenza civile con chi tutti i giorni vorrebbe farci vivere sotto scacco.
Giovanni Biagini, Milano
ANCHE in queste ennesime drammatiche ore non bisogna però cedere alla paura e consegnarsi al sospetto paralizzante, perché sarebbe un suicidio e segnerebbe il fallimento del lento e incessante lavoro per costruire una comune cultura della convivenza, delle libertà fondamentali e dei diritti e doveri umani in un mondo che sopporta sempre meno recinti e frontiere. Per questo nessuno può pensare di riuscire a «stare tranquillo» alzando muri, ritirandosi e barricandosi dietro di essi. Il fine dell’Isis è chiaro: eliminare l’ordinarietà, gli stili di vita non irregimentati, le differenze. Per questo non bisogna cadere nel loro gioco.
Oggi l’Unione europea può rinnegare se stessa anche in un altro modo: confondendo le centinaia di migliaia di persone che scappano dalle violenze del conflitto siriano con i terroristi. Le politiche della paura e i discorsi incendiari offrono solo un terreno fertile agli estremisti e spianano la strada verso un futuro di paura. Il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali.
laura.fasano@ilgiorno.net