Attacchi dell’Isis ma lo sport non si deve fermare
È TORNATA la paura. E il calcio può essere un obiettivo dei terroristi: come è successo negli attentati di novembre a Parigi con i terroristi che hanno creato il panico all’esterno dello Stade de France in occasione della partita tra Francia e Germania. Però proprio il calcio potrebbe provare a essere la soluzione per mettere da parte le ansie e continuare a vivere senza il timore di nuovi attacchi.
Antonio Farcito, Milano
NON È CERTAMENTE militarizzando un evento importante come saranno gli Europei in Francia che si risolverà il problema Isis. Fermare lo sport potrebbe anzi rappresentare una grande sconfitta, significherebbe darla vinta ai terroristi. Perché chi ama lo sport non deve piegarsi alla vigliaccheria dei kamikaze. Soprattutto il calcio diventa un obiettivo primario del terrorismo proprio perché in qualche modo ne è un antidoto naturale. È vero, non esiste un sistema capace di garantire in modo assoluto la sicurezza di migliaia di tifosi. Ma gli attentatori di Bruxelles sono arrivati a colpire indisturbati in aeroporto e in un metrò, entrambi supercontrollati. Avrebbero potuto farlo in ogni altro luogo. Allora è inutile chiudersi in casa. Piuttosto è necessario accendere i riflettori su quel grande laboratorio di umanità che è lo spogliatoio, luogo simbolo per scoprire la diversità dell’altro.
laura.fasano@ilgiorno.net