Quando facevo Pasqua ai box con Schumi
Più di una volta mi è capitato di fare Pasqua ai box.
Al netto delle convinzioni religiose dei singoli, c’era comunque una atmosfera un po’ particolare. Eravamo tutti lì per lavorare, dai piloti ai meccanici, mentre in buona parte del resto del mondo la gente riposava.
Era strano, forse discutibile.
Ma bello.
Aggiungo una correzione immediata. Prima dell’affermarsi di Internet, cioè della informazione globale in tempo reale, connessione permanente e bla bla bla, chi scriveva per i giornali di carta poteva, con la corsa a Pasqua, finalmente godersi il Gran Premio!
Nel senso che a Pasquetta almeno in Italia i quotidiani non escono.
Dunque, io mi divertivo: potevo decifrare l’emozione come uno spettatore qualunque, senza ossessioni da computer e da redazione. In più, ero un privilegiato, potendo vagare per il paddock, la sala stampa, i garage.
Delle Pasque in pista, non poche, in cima alla memoria resta l’Argentina.
1998.
L’Argentina!
La terra di Fangio e di Reutemann. Potrei citare anche Tuero e Mazzacane, ma mi astengo.
L’Argentina!
Forse ci siete stati e forse no, ad ogni modo è un continente, non una semplice nazione. Con convulsioni talvolta orrende, vedi la tragedia dei desaparecidos. Un paese con un forte tasso di italianità, nel bene e nel male: proprio nel 1998, alla vigilia della corsa, andai a cercare Giovanni Ventura, il fascista che tanto sapeva sulla strage di Piazza Fontana. Si era rifatto una vita a Buenos Aires, aveva un ristorante in zona Esmeralda. Riuscii ad incontrarlo, ma accettò di scambiare due battute solo sulla Ferrari e su Schumacher. Niente scoop.
Ecco, Schumi.
Nel 1998 la stagione per la Rossa non era iniziata bene. C’erano grandi aspettative, dopo il tumulto di jere97. Ma la McLaren gommata Bridgestone era decisamente superiore.
La mattina di Pasqua arrivo al box del Cavallino e c’era la cioccolata fondente sparsa sul tavolo. Incrocio un tecnico e ridendo gli dico: beh, potevate aspettare il dopo gara, così con la cioccolata ci saremmo tolti l’amaro dalla bocca per l’inevitabile doppietta di Hakkinen e di Coulthard (anche se il tedesco, al sabato, aveva messo la macchina in prima fila, accanto allo scozzese).
Il tizio, educatissimo, amico mio da anni, mi liquidò con un francesismo: ma va a a cagher. E aggiunse: Michael ha detto che oggi vinciamo e quindi l’uovo lo abbiamo aperto in anticipo.
Credo di aver già narrato di quel Gran Premio, tra l’altro l’ultimo disputato in Argentina.
Sono passati quasi vent’anni e ancora non ho capito come fece Schumi a vincere la corsa. Si liberò di Coulthard con un corpo a corpo rusticano e poi si rese imprendibile per Hakkinen.
Non dovendo scrivere nulla per il giornale, mi gustai l’evento con estrema goduria.
Era Pasqua.
Era l’effetto Ferrari.
Era l’effetto Schumacher.
Era stato bello esserci, una volta di più.
Ps. Tanti auguri a tutti, in particolare al fratello Tex.