Viaggiare non può essere una disavventura
OGNI VOLTA che leggo di un episodio di violenza che si verifica in treno, non posso fare a meno di trasecolare. E ogni volta mi chiedo come questo sia possibile. Non trovo risposta. La domanda successiva è su quello che si fa per prevenire e in qualche modo arginare un autentico fenomeno criminale e sociale pericoloso per tutti. Esagero se parlo di fenomeno? Spero proprio di sì. Ma una cosa voglio dire ancora: prendere il treno non deve essere un’avventura e soprattutto non deve diventare una disavventura per chi viaggia, di solito gente pacifica che sale in carrozza per lavoro, studio, svago. Roberto, Gallarate
E NON SI TRATTA solo di aggressioni per rapina, caro lettore. Lite in treno (linea Milano-Como) fra due ragazzi, diciotto e quindici anni. Il maggiore, un ecuadoriano, era armato di un coltellaccio e ha ferito l’altro a una gamba. Sulla linea Lodi-Saronno una ragazza ha aggredito con schiaffi, pugni e morsi la capotreno che le contestava di essere sprovvista del biglietto. Dovremmo dire che è triste, desolante, preoccupante. Diciamolo pure perché è nostro diritto dirlo. Sale anche in treno il clima di violenza che si respira nella società e che purtroppo avvelena anche tanti giovani. Ma, come dice il lettore, non si può chiedere a chi viaggia e a chi lavora sui treni di rischiare la propria incolumità. C’è stato per qualche mese l’esperimento dei 150 vigilantes a bordo treno. L’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Sorte, oltre a denunciare una volta di più l’inerzia del governo, ha parlato di un nucleo speciale costituito con Trenord per la tutela dei passeggeri. Le prime cento guardie giurate stanno ultimando la preparazione richiesta dalla prefettura e prenderanno servizio nel giro di qualche settimana. Dall’inizio di febbraio una trentina di guardie giurate svolgono vigilanza nei luoghi di manutenzione di Trenord e nei depositi notturni di Bergamo e Brescia per evitare che gli oltre trenta convogli in sosta per ripartire la mattina dopo siano preda dei vandali o si trasformino in bivacchi di disperati. Qualche sera fa, alla stazione di Bergamo, due vigilantes sono stati presi a calci e pugni da un extracomunitario in preda ai fumi dell’alcol. E quindi? Vorremmo che fosse ascoltata la voce dei passeggeri. Sul nostro giornale ha detto la sua Lucia Ruggiero, rappresentante dei viaggiatori del trasporto pubblico regionale e presidente del comitato pendolari della Milano-Bergamo, una delle tratte più tormentate. «I vigilantes – si è chiesta Lucia Ruggiero -? Non bastano per tutti i treni e non servono. E poi chi li paga? I pendolari con un nuovo aumento del biglietto?». Quindici anni fa, osservava Lucia, sui treni viaggiavano un macchinista e due capitreni e il biglietto veniva controllato a ogni viaggio. Oggi il biglietto viene controllato una decina di volte in un mese. Una possibile soluzione? La tecnologia, le telecamere. E un sistema che in caso di pericolo consenta di avvisare in tempo reale il comando di polizia più vicino. gabrielemoroni51@gmail.com