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Gp Russia, la spia venuta dal (semi)freddo

Io non darei troppo peso alle notizie sul mancato accordo tra i pezzi grossi della Formula Uno a proposito di regole future.

Da molti, molti anni sento sempre raccontare la storia del pastorello che grida ‘al lupo, al lupo’ e poi il lupo non arriva mai.

Mi spiego.

Stiamo parlando di politica (con la minuscola, per carità). Alla fine, l’esigenza di un compromesso si impone. Che poi si tratti di un equilibrio ragionevole o di una biblica coglionata, ai nostri eroi interessa poco.

In compenso, sono sicuro che Maurizio Arrivabene difenderà la logica. Con quali margini di manovra, non so. Ma di lui mi fido.

Stesso discorso in materia di innovazioni sulla SF 16 H(ai visto mai) per il Gran Premio di Sochi.

Con il massimo rispetto, dubito che esistano ancora soluzioni miracolistiche. Non dico per la Ferrari, ma in generale.

Temo di aver imparato, attraverso i decenni, che le talpe, gli insider e via romanzando, ecco, sono cosine carine da raccontare al bar, per impressionare qualcuno. Poi, se chiedi i dettagli, ti guardano con la bocca a cul di gallina e ti saluto e sono, esclamerebbe il commissario Montalbano.

In Formula Uno le cose sono tremendamente serie. Lo insegnava il Drake, me lo diceva sempre Jean Todt, quando non era troppo incazzato per le cose che scrivevo.

A Sochi la Ferrari avrà certamente modifiche, di vario genere, per tentare di rendere più intensa la sfida alla Mercedes.

Nulla però si inventa, non è che da un cassetto salta fuori la magica trovata che ribalta una gerarchia.

Dopo di che, notoriamente io credo molto nel lavoro di chi sta a Maranello, da Vettel a Raikkonen a Gino Rosato, eccetera.

Non ho bisogno di spie venute dal (semi)freddo per intuire che ci sarà da soffrire.

Ancora per un po’.

Solo per un po’, spero.