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Sentirsi in balìa di chiunque sui treni delle Nord

LEGGO nella «Vita da pendolare» il commento su quanto succede sui treni e vorrei aggiungere un nuovo episodio che mi è capitato di recente. Con questo non voglio dire che atti intimidatori non ci siano stati anche in passato. Dimentichiamo le rapine con siringhe e ago infetto anni ‘90? I viaggi pericolosi Milano-Ventimiglia, anni ‘80 e successivi, quando il controllore passava e avvertiva te e gli altri ignari di prestare attenzione? Oggi si parla di tanti episodi, ma non se ne conosce la quantificazione. Daniela Fiamberti, Como

ECCO l’episodio nel particolareggiato racconto della lettrice. Accade una domenica sera. «Nel rientrare da Milano a Como salgo sul treno con un addetto delle Nord, controllore, che ormai conosco di vista, e ci sediamo nella seconda carrozza, posti diversi. Io avevo un libro e mi sono immersa nella lettura. Un paio di fermate dopo sale un ragazzo, di quelli che io chiamo un po’ svirgolati, che si siede di fronte a me, piedi sul sedile accanto, e mi chiede dei soldi che gli nego, così pure il giornale. Allora comincia a inveire e io gli chiedo di non dire parolacce e per favore di lasciarmi in pace. Lui continua, poi si alza, forse per cercare il bagno per fumare e a quel punto, dopo il silenzio degli altri passeggeri durante la brillante conversazione, uno di loro si rivolge al collaboratore Trenord commentando il disagio che si prova a prendere il treno anche con i cosiddetti vigilantes. A quel punto replico che al di là di questi ultimi, intenti tutto il tempo a consultare il cellulare, forse un intervento in mio aiuto sarebbe stato gradito. La replica: ‘Ma io non sono in servizio’. Il ragazzo è tornato, ognuno ha ripreso le sue attività. Sceso il ragazzo, il controllore si è seduto vicino a me e si è scusato. Gli ho detto che ero molto dispiaciuta per questa mancanza di solidarietà non solo da parte sua ma dall’intero scompartimento e gli ho chiesto di lasciarmi leggere serenamente. Succede anche questo sui treni delle Nord».

LA MALEDUCAZIONE è in servizio permanente effettivo, a bordo dei treni e non solo. Viene da pensare che a quel ragazzo, piedi sul sedile, soldi richiesti, parolacce, siano mancati dei genitori, degli insegnanti e chi altro ancora in grado di impartirgli i fondamentali del vivere civile. Di contro, la solidarietà si è data alla latitanza e non se ne hanno notizie. Il racconto della nostra lettrice fotografa proprio questo, un fenomeno sociale (anzi, asociale) che già altre volte le mail dei nostri lettori ci hanno aiutato a stigmatizzare: l’assenza di solidarietà. A cominciare da quella, immediata e spontanea, che dovrebbe nascere fra viaggiatori, persone che circostanze di vita, lavoro, studio, accomunano per un brandello di tempo in quel microcosmo viaggiante che è una carrozza ferroviaria. Triste. Molto triste. gabrielemoroni51@gmail.com