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Rossi sulla Rossa, anche al Mugello

Era la primavera del 2004.

Già si era capito che Schumi avrebbe vinto in carrozza il quinto titolo mondiale consecutivo con la Rossa.

Andai a pranzo con Montezemolo, nella sua saletta al ristorante Cavallino.

Per il caffè, come non di rado faceva, da una botola spuntò misteriosamente il Pinguino.

Cioè Jean Todt.

Non ho mai compreso come facesse il Pinguino a materializzarsi, da dove sbucasse.

Comunque, ad un certo punto io dissi all’uno e all’altro: scusate, ma ormai vi manca una cosa sola da realizzare.

Vincere il mondiale di Formula Uno con un pilota italiano. Oltre mezzo secolo dopo Ciccio Ascari.

Invece di rispondermi con la solita litania sulle riserve storiche della Ferrari nei confronti dei drivers indigeni, LCDM se ne uscì con un interrogativo sospeso a mezz’aria come il suo mitico ciuffo a tergicristallo: e chi lo dice che non ci stiamo già pensando?

Non molto tempo dopo, Valentino Rossi si calò nell’abitacolo della Rossa.

A distanza di tanto tempo, confesso: non so se si trattò soltanto di una geniale trovata pubblicitaria o se ci fosse qualcosa di serio.

Per quel che vale la mia scassata memoria, mi tornano in mente le parole di Gigione Mazzola.

Gigione Mazzola era il capo della squadra prove di Maranello. Un caro amico, un ottimo ingegnere. Vagamente afflitto da tracce di mitomania calcistica, ma questa sua debolezza me lo rendeva e me lo rende ancora più caro.

Ebbene, Mazzola mi ha sempre raccontato che Vale aveva i numeri per diventare un competitivo ‘manico’ di Formula Uno. Non si è spinto ad affermare che avrebbe vinto un mondiale alla maniera di John Surtees, unico essere umano ad aver conquistato il titolo iridato sulle due e sulle quattro ruote: ma il giudizio sulle prospettive era molto incoraggiante. In particolare dopo un test al Mugello, la stessa pista dove nel week end Rossi dovrà di nuovo vedersela con i nemici di Spagna.

Come si siano evolute le cose, è noto. Valentino è rimasto fedele alle moto e secondo me ha pure agito nel modo giusto. Lasciando comunque un piccolo rimpianto su ciò che poteva essere e non fu.

Un italiano campione del mondo sulla Ferrari non lo abbiamo ancora visto e temo che nello spazio di vita che mi resta non lo vedrò mai.

In generale i mondiali di F1 abbiamo smesso di vincerli e anche a questo riguardo comincio a coltivare un antipatico sospetto.

Lascio lo spazio sotto a disposizione di quanti volessero, parlando di quattro ruote a prescindere, ‘anche’ dedicarsi alla MotoGp del Mugello (che, tra parentesi, è uno dei più bei circuiti che mi sia capitato di visitare).

Ps. Secondo Stefano Domenicali, in realtà quando il Todt che sbucava a tavola con me e Montezemolo era un sosia, perchè Steve inesorabilmente sosteneva che il Pinguino originale era con lui in ufficio…