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Dal Mugello a Montecarlo, quante storie

Quando un boat di disappunto ha salutato lo svanire del sogno di Valentino al Mugello, beh, mi sono tornate in mente storie monegasche.

Montecarlo!

Ci ho messo piede per la prima volta nel 1989. E fino al 1993 per me quella corsa aveva un dominatore in esclusiva: Ayrton Senna.

Il brasiliano tolse il record dei successi nel Principato al leggendario Graham Hill. Venne poi la tragedia ed iniziò l’era di Schumi.

Ad un certo punto eravamo tutti convinti, avendo Michael rapidamente toccato il tetto delle cinque vittorie monegasche, sì, eravamo tutti convinti che avrebbe demolito il primato di Ayrton.

E invece

Invece, ne capitarono di cotte e crude. Tamponamenti sotto il tunnel. Episodi sfortunati. Sanzioni pesantissime per un parcheggio alla Rascasse. Eccetera.

Morale.

Anche con i tre anni ‘aggiuntivi’ in Mercedes, culminati in una pole meravigliosa a quarant’anni e rotti, vanificati da una sanzione (un’altra!) per un episodio registrato in occasione del Gp precedente, sì, anche con il triennio d’argento vestito Schumi non riuscì ad eguagliare, quantomeno, le Sei Meraviglie di Senna.

So che ci teneva tantissimo.

Comunque e banalmente, in oltre un quarto di secolo io a Montecarlo gente al volante brava come Ayrton e Schumi non l’ho vista.

Ma sono due maestri del tracciato anche Hamilton e Vettel.

Tra quelli che a Monaco di fortuna poca ne hanno avuta in gara, citerò Stefano Modena e Jean Alesi. Mai sul gradino più alto del podio, ma capaci di governare il mezzo con una sensibilità da fuoriclasse.

E mi piaceva moltissimo anche Trulli, che pure nel 2004 fece festa, approfittando delle note vicissitudini di Michael.

Onestamente, non ho mai capito fino in fondo il significato di una gara come Montecarlo. Troppo atipica, forse. E però unica, nonostante svariati tentativi di imitazione.

Poi mi rivedo ragazzo davanti alla tv una domenica del 1981, Gilles Villeneuve che vince con il turbo Ferrari.

E mi dichiaro innamorato del Principato, sì.