Salom, Sic e quei sogni spezzati
Mi hanno chiesto di commentare la terribile notizia arrivata dalla Spagna. Un ragazzo della Moto2 perso per sempre inseguendo l’emozione che forse, sin da quando era all’asilo, ha alimentato i suoi sogni, i suoi progetti esistenziali, i suoi desideri.
Mi fa piacere condividerlo con voi, dalla riga sotto.
Ecco, forse dovremmo tenercela a mente, questa cosa. Sì, quando la domenica ci accomodiamo sul divano per esaltarci ammirando le traiettorie pazzesche disegnate da Valentino Rossi, da Jorge Lorenzo o da Marc Marquez, dovremmo tenere a mente che questi giovani signori si stanno divertendo e ci stanno divertendo mettendo a rischio, spontaneamente, il bene supremo. La vita.
La tragedia di Luis Salom, morto a ventiquattro anni davanti al pubblico di casa, lui spagnolo intento a consumare il sogno che certamente accarezzava sin da quando era un bambino, rimette all’ordine del giorno una verità istintivamente occultata e però non dimenticabile.
In breve. Gli anglosassoni, senza tanti fronzoli, dicono: motor sport is dangerous. Tradotto: la velocità estrema, sulle due come sulle quattro ruote, è pericolosa. Banale constatazione, fredda consapevolezza. Se vai a correre in un autodromo, devi essere conscio di quanto getti sulla bilancia del destino. Ti esponi, anche se sempre immagini che a te non capiterà mai. Giochi con la Nera Signora, sfidandola con il tuo estro e con il tuo coraggio.
E’ tutto qui. S’intende, ogni cosa che può essere realizzata per incrementare le misure di sicurezza deve essere fatta e ogni negligenza deve essere severamente punita. E le lacrime sono sempre sincere, come fu nel caso dell’amatissimo Simoncelli, se accettiamo la realtà: io sono sicuro che Salom, esattamente come l’adorato Sic, stava vivendo, in sella ad una motocicletta, esattamente come sempre aveva sognato di vivere.
Non è e non può essere una consolazione, nei momenti dello sgomento. Ma, almeno e se non altro, è un atto di onestà intellettuale.