Giubbe Rosse a Montreal
Sono in partenza per gli Europei di calcio.
Come talvolta ho spiegato ad alcuni ameni interlocutori, non ho mai voluto che la Formula Uno rappresentasse il mio esclusivo interesse professionale..
E’ stata una scelta di autodifesa.
Quando ti occupi di una cosa sola, finisci con il considerarla, quella cosa, l’ombelico del mondo.
E sei fottuto, perché perdi il senso della prospettiva, il valore autentico di una realtà che pure ami purissimamente.
Comunque, in questa sede già è capitato. Nel 2008, nel 2010, nel 2012, nel 2014. Siamo sempre sopravvissuti. E anzi, mi avete pure tenuto compagnia, quando arrivavo a sera sgomento dalle discussioni sul 4-3-3 che poi forse era un 3-5-2 e cerchiamo ben di intenderci sulla geniale mossa del ct o sulla esternazione polemica dell’esterno.
Va mo là.
Penso che Montreal sia uno dei luoghi più belli in cui mi sia accaduto di soggiornare per storie di Gran Premio.
Il Canada è strepitoso. Il Quebec fantastico, persino per uno che mai avesse sentito nominare Gilles.
Adesso ci aspetta una corsa che con un eufemismo definirò delicata, per la Scuderia che adoro.
La faccio breve.
- Fin qui, la SF 16 H(ai visto mai?) non è stata all’altezza delle aspettative. Ad una incoraggiante partenza si sono sommate circostanze vagamente deprimenti.
- Il punto critico, come già ho cercato di raccontare, non è il vantaggio ancora in possesso della Mercedes. Mai pensato di cancellarlo con un tratto di penna!
- Il punto critico è che quando sulla macchina rossa ci hai messo le mani, almeno fin qui, le risposte della pista sono state contraddittorie (e mi compiaccio con me stesso per l’eleganza della formulazione, eh).
- Come se ne esce? Non con la classica strage dei presunti innocenti, bensì cambiando quello che c’è da cambiare nel metodo di lavoro, nella organizzazione, eccetera. Non ho dubbi che Maurizio Arrivabene abbia afferrato il nocciolo di verità, secondo me sa fare il suo mestiere, c’è una punta di sadismo nazionalpopolare nel metterlo sistematicamente in discussione.
- Anche perché non è che la Ferrari abbia smesso di vincere mondiali diciassette mesi fa, eh.
- Non è vero che Vettel sta sull’orlo di una crisi di nervi. A me il suo stato d’animo ricorda lo Schumi della tarda primavera del 1998. C’ero, so di cosa parlo, recentemente Ron Dennis ha raccontato una storia (la conoscevo) interessante su quel periodo.
- Nessun pilota ama perdere, men che meno se si reputa un vincente. Vale anche per Kimi. Vettel e Raikkonen continuano a pensare che il progetto della vettura sia buono, non si sentono tagliati fuori dalla lotta più importante, semplicemente hanno bisogno di una conferma delle loro intuizioni. In fretta.
- Non vengo a dirvi che basterebbe una vittoria per cambiare tutto. Non è così. Ma ci sono momenti in cui un lampo di gioia, al limite persino una botta di culo, ti rimette in carreggiata, cacciando via i fantasmi.
- A Montreal la Red Bull è il primo scoglio. Siamo tra Scilla e Cariddi, sospesi tra le Alpi e le Piramidi. Arriveranno le Giubbe Rosse in Canada?
- A scanso di equivoci e magari mi sbaglio, ho più fiducia in Arrivabene-Vettel-Raikkonen che in Conte-Pellè-Zaza.