Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Cosa significa essere un ferrarista

So bene quanto sia delicato il week end che sta per iniziare in Ungheria.

Per la Ferrari, intendo.

Non mi consola la consapevolezza che è sempre così, in assenza di risultati.

In verità debbo correggermi: non sempre è stato così. Sono esistiti momenti in cui le difficoltà rendevano più compatta la squadra, più coeso il gruppo di lavoro.

Adesso il mare è in tempesta e si balla. Ci sono cose da cambiare e scelte da azzeccare. Non sarà semplice, mentre fuori si scatena il pandemonio delle supposizioni.

Un mese fa, senza essere un profeta, avevo anticipato la trama a Maurizio Arrivabene: vedrai che inizierà il tormentone sul futuro a medio termine di Vettel.

E infatti.

Ma non voglio parlare di queste cosucce e lascio lo spazio sotto a quanti vorranno dedicarsi al venerdì di Budapest.

Ci tengo invece a salutare un ferrarista vero.

Sapete, a me la Formula Uno ha garantito tante emozioni, come a chiunque ne avverta il fascino.

Nulla, però, vale quanto le amicizie vere nate nel frastuono di un Gran Premio.

Nell’estate del 1994 ero ad Hockenheim. Prima pole Ferrari al sabato, dopo una vita.

Stavo bevendo una birra la sera, stanco morto, accasciato sul bancone di un bar.

Alle mie spalle alcune voci in italiano mormorarono: guarda quel tizio lì come è affranto, deve essere un motorista della Renault…

Fui lieto di chiarire l’equivoco con i tifosi del Ferrari Club di Castiglione Olona, zona varesina.

E’ iniziata così una frequentazione mai interrotta.

Ci si trovava ogni anno in Germania e poi a Spa e sempre alla vigilia di Monza, per la festa sociale.

Gente adorabile, innamorata della Rossa. Gente che avvertiva e avverte l’orgoglio della appartenenza a un sentimento.

Il sentimento Ferrari!

E quante delusioni, fino alla fine del 1999. E poi quante celebrazioni, per dieci anni che non potremo dimenticare.

Ne parlo qui e ora perché oggi i è spento il presidente del club.

Si chiamava Luigi, era un bravo imprenditore, amava la sua famiglia, gli piaceva vivere nel modo giusto.

Siamo stati insieme a Hockenheim, sulle Ardenne, una volta pure al Nurburgring.

Era più anziano di me e infatti per tutti era lo Zio Bello.

Senza rendersene conto, mi ha insegnato cosa voglia dire essere un ferrarista.

Mi sarebbe piaciuto regalargli una vittoria della Rossa, l’ultima, prima di lasciarlo andare.

So che aveva alcune cose da chiedere a Enzo Ferrari, Lassù.

Tienimi in serbo le risposte per quando arrivo, Zio Bello.