Se solo fosse Ayrton l’ultimo tedoforo
Sto dentro il Maracanà, che si sta riempiendo per la cerimonia inaugurale della Olimpiade.
Durante il giorno mi sono imbattuto nella storia del mitico Pelè, costretto dalla salute a rinunciare al ruolo di ultimo tedoforo (ma qualcuno dice il forfait dipenda da conflitti tra sponsor suoi personali e brand che finanziano i Giochi, come sempre il denaro è il motore del mondo).
E però mi sono ritrovato a pensare una cosa che mi fa piacere condividere con i frequentatori di questo ameno luogo.
Se solo fosse Ayrton l’ultimo tedoforo!
Fa niente che l’automobilismo non sia disciplina olimpica.
Fa niente che Ayrton fosse paulista e invece Rio è il cuore del Brasile carioca.
Fa niente tutto.
Sono qui e mi viene in mente che avevamo la stessa età.
Quante cose avrebbe vissuto. Anche piccole piccole. Anche di nessunissima importanza per l’immagine pubblica del personaggio e però preziosissime nella quotidianità.
Forse è la suggestione del momento, che comunque lo si voglia giudicare, perchè sul senso di una Olimpiade nel nuovo millennio qualunque opinione è legittima, ci mancherebbe, forse è la suggestione del momento, eppure mi passano davanti le facce e i respiri di chi non c’è più, di chiunque abbia attraversato la mia esistenza.
Se solo fosse Ayrton l’ultimo tedoforo, vorrebbe dire che avrei raccontato il suo meraviglioso duello con Schumi.
Ma conta meno del resto.
Se solo fosse Ayrton l’ultimo tedoforo, sarei invecchiato meglio, con una ferita in meno.
Tu guarda cosa ti suggerisce una notte al Maracanà, tu guarda.