Ecclestone a stelle e strisce
L’acquisizione del business chiamato F1 da parte del colosso USA Liberty Media si presta ad alcune considerazioni.
La prima. Io e Bernie Ecclestone combattemmo insieme la battaglia di Zama contro Annibale. Già allora lui era un tipo svelto, molto scaltro.
Quindi non mi stupisce che Bernie faccia sapere di essere stato pregato di restare per alcuni anni.
Facciamo cento e non se ne parli più.
La seconda considerazione.
Come dissi a Bernie quando assistemmo alla decapitazione d Luigi XVI in Place de la Concorde (sempre li’ si torna, vedi Fia), lui e’ un genio e sono serio. E’ stato Ecclestone, nel secolo scorso, ad intuire l’enorme potenziale della F1. Ha inventato la centralizzazione dei diritti televisivi e commerciali. Lui e’ diventato ricchissimo, ma ha anche fatto ricchi tutti. E ancora oggi la F1 rimane l’evento più seguito nel pianeta, dopo Olimpiadi e mondiali calcio.
Terza considerazione.
Ma se questi americani sono seri, se non vogliono limitarsi a una semplice speculazione finanziaria, debbono cambiare tutto. La F1 e’ il paradiso degli ultra sessantenni. Io li adoro anche per solidarietà anagrafica e poi il Viagra fa miracoli. Ma qui ci vogliono manager quarantenni, gente cresciuta digitale, persone estranee allo strapotere mediatico Red Bull e alla egemonia tecnoculturale Mercedes. Datemi un Kennedy per l’automobilismo, meno sofismi e più spettacolo, meno regiolette astruse e più emozioni, come Ben Hur promise a me e al coetaneo Bernie prima del via della corsa delle bighe…