Minardi e la premiata ditta Arrivabene-Binotto
Naturalmente, quando riporto il contenuto di mie conversazioni con Pinco o Pallino non è che io condivida in toto (Wolff) l’opinione dell’interlocutore.
Fatta la ovvia premessa, mi diceva Giancarlo Minardi di essere d’accordo con Piero Ferrari.
“Non è vero che in Italia sia impossibile allestire una monoposto vincente. C ‘e’ molto disfattismo e molta esterofilia, dietro questa posizione…”
“Prendiamo l’ultima svolta della Ferrari. A me piace molto la scelta di Binotto, di solito i motoristi hanno una formazione culturale che rende loro più semplice il coordinamento di un lavoro di gruppo, perché la Formula Uno rimane un lavoro di gruppo…”
“Allora il punto da chiarire e’ questo. Marchionne, il presidente, darà tempo a Binotto per sviluppare i suoi metodi? E il discorso vale anche per Arrivabene, lo conosco da un quarto di secolo, secondo me ha le qualità per fare bene il team principal. Ma di quanta autonomia dispone?…”
“Voglio dire questo. La Ferrari sta indietro e lasciamo perdere i perché e i percome. La macchina del 2016 era plafonata sin dall’inizio, dopo 2 Gp era evidente che non reagiva agli aggiornamenti. Ora , se la situazione e’ questa immaginare svolte immediate non ha senso. Marchionne questo l’avrà compreso?…”
“Non avere più la mia scuderia e’ un dispiacere pensando ai piloti italiani, io ne ho lanciati tanti, da Nannini a Martini, da Fisichella a Trulli. Se potessi, darei subito un volante a Giovinazzi, ha un gran talento, spero entri subito in Formula Uno…”