La Daytona e l’arrivo alla Lini
A Daytona si sta correndo la 24 Ore.
Nel cinquantesimo anniversario della famosa tripletta Ferrari.
L’arrivo in parata.
L’arrivo alla Lini, si disse.
Da Franco Lini, bravo giornalista che per un breve periodo il Vecchio assunse come direttore sportivo.
Nel 1967 io ero un bambino e mai avrei immaginato che sarei diventato collega e amico di Franco.
Lui era un mio idolo. Negli anni Settanta divoravo le sue cronache su Autosprint.
Possedeva una passione e una competenza in quantità industriale.
Girava sempre con un foulard annodato al collo e a me veniva in mente Lucio Battisti, altro mito personale nell’età verde.
Di quell’arrivo a Daytona non parlammo mai. La vulgata narra che l ‘idea della parata fu di Franco ma esistono anche altre versioni e inoltre Ferrari scrisse che in realtà non era stata tutta farina del sacco di Lini.
Boh.
Di sicuro leggenda vuole che un giornalista divento’ ds delle Rosse perché il Drake si era stufato delle critiche di Franco e in pratica gli disse: visto che è così bravo a spiegare dove sbaglio io, venga lei a governare le cose.
Non durò molto.
Una volta, molto tempo dopo, un Todt furibondo per un mio articolo mi apostrofo’ così: beh, allora venga lei al posto mio!
Stavo per rispondere: quando comincio?, ma il Pinguino fu lesto a precisare. Scherzavo, fosse. E Irvine perse il mondiale del 1999.
Ma dicevo di Lini.
La memoria più intensa e’ Jerez 1990. In prova, Donnelly con la Lotus incappo’ in un terrificante incidente.
Allora nel paddock c’era più libertà .
Io e Franco salimmo in macchina con un autista ispanico e arrivammo sul punto dello schianto.
C’era Senna che si aggirava tra i detriti. La Lotus si era letteralmente spezzata in due. E il corpo del pilota nord irlandese stava afflosciato sull’asfalto, come un burattino cui fossero stati recisi i fili.
Pensavo che Donnelly fosse morto e volevo piangere. Ma Lini mi mise la mano su un braccio: non devi, sussurrava, pensa piuttosto quante volte un cronista della mia generazione ha vissuto momenti così cupi.
Fu una grande lezione.
Donnelly incredibilmente se la cavo’ . Ripensai a lui a Imola nel 1994, quando aspettavo notizie che non arrivarono mai al sabato su Ratzenberger e alla domenica su Ayrton.
Io ho vissuto tutto questo e lo posso raccontare.