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Il vescovo francescano di Aleppo: “Spiragli di pace in Siria”

 Spiragli di pace in Siria. Dopo 6 anni di guerra civile, 6 milioni di sfollati interni e almeno 5 di rifugiati all’estero su 22 milioni di abitanti, il vescovo di rito latino di Aleppo Georges abu Khazen intravede uno squarcio di luce. Grazie all’ accordo di Astana fra la Russia, la Turchia, e l’Iran affiorano piccoli sintomi di ritorno alla normalità in parte delle quattro aree di riduzione delle ostilità. Il vicario apostolico, un francescano libanese di 70 anni, li mette in fila come piccole pepite inattese. “In duemila villaggi – spiega – le parti in conflitto hanno fatto praticamente la pace, sono tornati i contadini e hanno riaperto le scuole che erano chiuse da 3 o da 4 anni. Insomma la de escalation sta funzionando”. Le truppe di Assad hanno lanciato l’assalto finale a Deir Ez Zour  vicina al confine con l’Iraq e capoluogo di una provincia ricca di petrolio e di gas. Il carburante è tornato nei distributori di Aleppo. “La guerra – ammette l’alto prelato – non è ancora finita, ma è calato il livello del pericolo. L’obiettivo dell’esercito siriano è arrivare fino al confine con l’Iraq e non so se gli Stati Uniti lo permetteranno. Si era ridotto al 26 per cento del territorio nazionale. Adesso non controlla solo il 16 per cento”.

Se le truppe di Assad arrivassero fino alla linea di demarcazione con il territorio di Baghdad si ricostituirebbe infatti il corridoio sciita del Medio Oriente che parte dall’Iran, attraversa l’Iraq e la Siria e arriva fino al Libano, il Paese degli Hezbollah che hanno combattuto duramente al fianco delle truppe di Assad pagando un prezzo elevato di vite umane. E’ una è prospettiva che Israele vede come il fumo negli occhi e che, di conseguenza, dispiace anche al presidente americano Donald Trump. “Nel nord del Paese – ricorda il vescovo di rito latino della seconda città siriana – c’è il problema dei curdi. Che cosa succederà se reclameranno l’indipendenza?”. Hanno combattuto l’Isis con forza, coraggio e alte perdite umane, di sicuro hanno accumulato un debito di riconoscenza. Trump li ha aiutati concretamente autorizzando , a partire dal 9 maggio, la fornitura di armi pesanti.  “Infine – elenca abu Khazen – c’è il problema della provincia di Idlib, una zona occupata dai miliziani (qaedisti ndr.) della ex Jabhat al Nusra. Sono decine di migliaia di combattenti. Io però sono ottimista. C’è il lavoro dei russi in quell’area. I turchi sono coinvolti come garanti dell’accordo. Credo che la riconciliazione sarà possibile per i siriani. Resta invece il problema delle migliaia di combattenti che sono arrivati lì da altri Paesi”.

Il vicario apostolico racconta la rinascita della sua città, alla quale hanno contribuito anche 200 famiglie della Parrocchia della Collegiata di Lugo (Ravenna), che versando ogni mese 20 euro sono riuscite a farne avere al prelato e alla Caritas 74 mila. E’ un rivolo prezioso in una metropoli che cerca di risorgere. Prima della guerra aveva 4 milioni di abitanti. La popolazione si è dimezzata nonostante il flusso dei rientri. “Siamo una nazione senza giovani”, è la sintesi sconsolata dell vescovo al quale risulta che nella sola Turchia dal 2012 i giovani profughi del suo Paese abbiano messo al mondo ben 250 mila bambini. Il prelato calcola che nella sua città almeno duemila piccoli (ma secondo altre stime sarebbero seimila) siano abbandonati a se stessi perché non hanno più nessun parente.”Vivono – spiega abu Khazen – per strada, in case distrutte o accuditi da un fratello maggiore, spesso più vecchio di loro di appena un anno”.  “I figli di donne violentate – rincara – sono moltissimi”. E c’è l’ulteriore complicazione che la religione islamica non prevede l’adozione. Molti anziani sono confinati nei piani alti delle case perché non possono fare le scale. Il richiamo dei riservisti fino ai 45 anni di età ha privato molte famiglie dell’unica fonte di reddito. Tutti gli operai disponibili hanno superato quell’età”.

Sullo schermo della sala della Collegiata si inseguono immagini di macerie, di distruzione, di missili atterrati nel cortile dei francescani. C’è perfino la foto di un rosario fatto con le pallottole che monsignor abu Khazen raccoglieva ogni mattina. La parrocchia del vescovo latino di Aleppo aveva un laboratorio per le donne provvisto di computer e di macchine da cucire. “Ho convinto il Comune- ricostruisce e documenta con foto – a rimuovere le macerie e a riportarci la corrente elettrica”. Dietro il rosario di proiettili spiccano un mattone della Porta Santa di Roma e la citazione del profeta Isaia che esorta a trasformare le spade in aratri e le lance in falci.