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Teste che rotolano

Oltre ai falchi del Pdl, e ce ne sono in entrambe le fazioni, a soffiare sul fuoco della scissione sono anche soggetti esterni. I centristi come Dellai e Casini, ad esempio, che con Alfano e soci vorrebbero dar vita ad un partito deberlusconizzato, calato nel solco del Ppe e che grazie alla reintroduzione del sistema elettorale proporzionale egemonizzi il centro della scena politica alleandosi, se occorre, anche col Pd. E buona parte dei dirigenti del Partito democratico, i quali, dopo aver sperato nella rottura, si ritrovano ancora in maggioranza con il Caimano per la gioia di militanti ed elettori. Quando il ministro Dario Franceschini dice che «se si rimettessero tutti insieme sarebbe stata una finzione», dà voce ad un pensiero diffuso. In realtà lo pensa anche Angelino Alfano. Ma almeno tre fattori lo frenano dal rompere: nonostante tutto, dal punto di vista psicologico il cordone ombelicale che lo lega al Cavaliere è ancora integro; caduto, col voto di fiducia al governo accetato anche da Berlusconi, l’argomento dell’interesse generale, una scissione ‘a freddo’ darebbe corpo alle accuse di tradimento; il prossimo anno si voterà per le Europee e Alfano teme che gli elettori non avrebbero modo né tempo di affezionarsi al suo progetto. Insomma, teme che un flop elettorale del suo ipotetico nuovo partito stronchi sul nascere ogni speranza di rinnovamento e lo sospinga nuovamente all’ombra di Arcore. In più, il vicepremier sa bene che a destra e soprattutto a sinistra la storia politica d’Italia è ricca di scissioni che quasi mai si sono rivelate un affare per chi le ha promosse. Tuttavia, ha bisogno di un segnale. Qualcosa che attesti in maniera inequivocabile la mutata natura del partito, anche per evitare nuovi e non voluti screzi col governo. Per come era stato presentato, il congelamento del ritorno a Forza Italia potrebbe essere utile allo scopo. Ed eviterebbe anche tutta una seria di complicazioni burocratiche legate all’iscrizione del partito al Ppe così come alla ripartizione del finanziamento pubblico. Potrebbe bastare? Pare proprio di no. Si spiega così la necessità di far rotolare da posizioni apicali qualche testa di falco. Necessità che ad oggi s’è scontrata con la nota bonomia di Silvio Berlusconi.