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Bologna disastro, Pioli resta ma ora servono tanti giovani, umiltà e contropiede

Sconcertante. Non ci sono altre parole per esprimere la condizione del Bologna di oggi. Calpestata in casa da un Verona che veleggia al quinto posto del campionato, la squadra di Pioli è penultima in classifica a braccetto con la pallida Samp di Delio Rossi, l’allenatore che due anni fa rifiutò la panchina rossoblù. Cifre impietose fotografano un momento davvero critico: 4 sconfitte, tre pareggi, 20 gol al passivo (solo il Sassuolo, con 21, ha fatto peggio) e ben 12 subiti nelle ultime tre partite. Il Bologna di oggi ha 4 punti in meno rispetto a un anno fa, quando infilò sette sconfitte nelle prime dieci partite.
Il dato più disarmante è che Pioli, il tecnico delle grandi emergenze, l’uomo abituato a gestire i momenti difficili,sembra alla deriva insieme alla sua ciurma. Quando spira forte il vento della paura bisogna rinforzare la difesa, chiudere ogni spazio agli avversari e sperare in un refolo propizio che ti apra le porte della speranza. Pioli invece ha preteso di giocarsela da pari a pari contro chiunque, dando seguito all’ambizioso progetto di sottrarre il Bologna all’etichetta di squadra che può solo salvarsi. Battendo la strada del gioco ad ogni costo, senza un centrocampo adeguato e con una difesa in costante emergenza di uomini e di condizione, il Bologna ha incassato rovesci allarmanti, ultimo quello di ieri contro il Verona. Iturbe, il ventenne paraguaiano naturalizzato argentino, è sembrato Maradona, mentre seminava in dribbling i difensori rossoblù come fossero birilli e Toni ha potuto calciare indisturbato in piena area nell’azione del terzo gol veronese. Giocatori come Sorensen e Antonsson, che un anno fa rappresentavano una sicurezza, oggi sono alla sbando, prigionieri della paura e di una condizione atletica che non decolla.
La società, prima colpevole dello sfascio per aver ceduto Taider dopo la partenza di Gilardino e Gabbiadini, ha deciso di riconfermare Pioli soprattutto per motivi di cassa. I tre milioni di rosso che pesano sulla groppa di Guaraldi non consentono l’ingaggio di un nuovo tecnico, se non con un’ulteriore impoverimento della rosa. E così avanti con Pioli, nella speranza che le sue qualità di tecnico taumaturgo riaffiorino come per magia.
L’allenatore ha annunciato una rivoluzione imminente senza riguardi per nessuno, cominciando da Rolando Bianchi, già estromesso ieri dopo il primo tempo. E’ prevedibile un cambio di modulo con 3 centrali difensivi, un centrocampo a cinque e Diamanti dietro una sola punta, Cristaldo. Ma Pioli deve soprattutto dare spazio ai giocatori più giovani e vitali, a quelli che hanno fiato ed entusiasmo da spendere, come Laxalt e Cristaldo e come i ragazzi della primavera che da anni si candidano per uno sbarco in prima squadra. E poi serve un atteggiamento di gioco adatto a una formazione che rischia di retrocedere: squadra corta e coperta, pronta a ripartire in contropiede, la sola chiave interpretativa che sembra concessa a un Bologna povero di piedi buoni e senza un regista di ruolo.
Più che epurazioni servono uno spirito nuovo e una modestia antica. Ci sarà tempo e modo per fissare traguardi più ambiziosi, quando il Bologna si sarà cavato dal fondo del burrone. Se ne avrà la forza.