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La Biancofiore di nero vestita

SPEDISCO un sms alla Biancofiore, l’unica esponente Pdl vera dimissionaria del governo Letta, nel senso che, a differenza di tutti i colleghi, il suo forfait da sottosegretario è stato accettato dal premier direttamente dai teleschermi: da dimissionaria a dimissionata. È come se fosse in lutto: le chiedo se ha voglia di parlare con me, dopo aver già detto di essere stata al centro di mobbing politico. Lei mi risponde: “Oggi nulla… anche perché io non ho dichiarato nulla… Da domani, dopo conferenza-stampa, qualsiasi cosa”. Posso già immaginare che Micaela sarà un fiume in piena e magari anche il Niagara. In fin dei conti, in un Palazzo dove nessuno paga, lei è la sola amazzone che è costretta a scontare la pena. Senza servizi sociali.

Intendiamoci, non ho mai e mai condiviso le posizioni della Biancofiore, bolzanina di nascita e “sturmtruppen” tedesca di spirito tanto da guidare, assieme a Daniela Santanché, le truppe cammellate del Cavaliere al grido di “O la va, o la spacca!”. La battaglia è andata male e la “falca” è stata abbattuta: se, fino a settimana scorsa, si dichiarava “una kamikaze berlusconiana imbottita di tritolo”, oggi si è fatta, davvero, “harakiri”. In tutta sincerità, non capisco, però, perché lei sola debba finire in graticola: almeno Micaela, con tutti i suoi difetti, è stata in linea con quanto ha sempre affermato restando fedele al Capo, a differenza di molti altri (Alfano e Lupi a parte, le ministre De Girolamo e Lorenzin che, in tempi non sospetti, erano invece state legatissime al carro di Silvio). Succede sempre che chi resta coerente alle proprie idee, sia pur sbagliate, alla fine paga per tutti. Anche per coloro che predicavano in un modo (quando a loro conveniva) e, poi, razzolano diversamente. Così va il mondo.

giancarlo.mazzuca@ilgiorno.net