Quel minuto di silenzio e di stupidità
Nello scorso fine settimana su tutti i campi sportivi è stato osservato un minuto di raccoglimento per ricordare quei poveri disgraziati che sono morti per cercare un futuro migliore nelle acque a pochi chilometri dalla Sicilia. E per l’ennesima volta il pubblico italiano (salvo poche eccezioni) ha dato il peggio di sè: cori e insulti al posto del silenzio. La solita brutta pagina…
Angelo Ritrovato, Milano
L’APPLAUSO o, peggio, i cori scanditi nei 60 secondi in cui la riflessione dovrebbe farla da padrone, sono fra i momenti più brutti che ci siano. È una moda detestabile, un cliché che denota un alto livello di maleducazione e mancanza di rispetto nei confronti di chi ha lasciato questa vita. Ormai abbiamo scordato cosa sia il valore reale del raccoglimento. Dinanzi alla morte si dovrebbe chinare il capo, il cordoglio dovrebbe diventare un momento di rispetto. E invece negli stadi l’arroganza curvaiola mette in scena ogni volta il proprio armamentario di volgarità e insulti. Forse la Lega calcio dovrebbe ripensare a questi momenti che suonano falsi e imposti dall’alto, ogni volta la scelta passa dal grottesco al vergognoso. E allo stadio vincono i più intolleranti e i più primitivi.
laura.fasano@ilgiorno.net