Beppe Grillo? Un politico come tanti
Tutto sommato, la notizia è rassicurante: Beppe Grillo non crede in ciò che dice (e naturalmente dice solo ciò che gli conviene). Volendo confutare la decisione dei suoi senatori di battersi per l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina, il capopopolo genovese non usa infatti argomenti di merito, ma di marketing: «Se l’avessimo proposto durante le elezioni politiche… il M5S avrebbe avuto percentuali da prefisso telefonico». Beppe Grillo non è un folle, dunque, né un visionario. E’ solo un furbo. Uno dei tanti politici più o meno improvvisati che inseguono gli umori dei propri elettori. Nessun principio, nessun ideale: si dice e si fa solo quel che piace. Il sospetto circolava da tempo. Tra le tante conferme, la penultima è di lunedì sera, quando il capo dello Stato ha chiesto alle Camere di valutare l’opportunità di un’amnistia e Grillo gli è saltato alla gola accusandolo di voler fare solo l’interesse di Berlusconi. Amnistia e indulto «non servono a nulla», ha dichiarato. Eppure, appena due anni fa si sdilinquiva per Marco Pannella, riconoscendogli il merito di «battersi per una causa giusta». E qual era la nobile e giusta causa del leader radicale? La solita: un’amnistia per svuotare le carceri. Ora, nessuno pretende dai politici l’estrema coerenza, ma Beppe Grillo si picca d’essere diverso. Migliore. E allora perchè quel che andava bene nel 2011 va invece male nel 2013? Semplice, perché nel 2013 i sondaggi e gli umori istantanei registrati in Rete gli suggeriscono la retromarcia. Così fan tutti, tutti i politici di professione. E a quella professione Grillo sembra vocato: si capisce dalla facilità con cui manipola i fatti. Ad esempio, sa bene che a decidere l’emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina è stato l’intero gruppo grillino del Senato dopo un approfondito dibattito. Finge però di non saperlo, e applicando un metodo ben rodato ai tempi della gloriosa Unione Sovietica indica nei due senatori proponenti il capro espiatorio, invitando gli altri all’abiura e al pubblico linciaggio. Cosa che, colpo di scena, non accade. Le notizie, dunque, a questo punto sono due: Beppe Grillo non crede in ciò che dice e gli eletti grillini cominciano a non credere più in lui.