Se Obama plaude, l’Italia non ride
Incassati i complimenti del presidente Obama, Enrico Letta farebbe bene a rammentare alcuni precedenti. Nel 2006, l’allora premier Silvio Berlusconi ottenne nientemeno che una standing ovation dal Congresso americano, ma ciò non gli impedì d’essere in seguito considerato un appestato al di qua come al di là dell’oceano. Anche Mario Monti incassò molti complimenti in America come in Europa, ma di lì a poco il suo governo e lui stesso si inabissarono malamente. Regola aurea, ancorché ovvia: un premier è forte quando è fortemente sostenuto dai partiti della maggioranza. Il consenso internazionale viene, semmai, di conseguenza. Ebbene, dopo che il governo ha approvato la Legge di stabilità, Enrico Letta è un po’ più debole di prima. Doveva essere l’occasione del rilancio, seguita al voto di fiducia del 2 ottobre e alla connessa (apparente) marginalizzazione di Berlusconi nel Pdl. E’ stata invece la conferma di uno stallo. Stallo politico e stallo di governo. Complice forse l’enfasi eccessiva messa dal premier nel presentare la manovra, le critiche si son fatte subito coro. E mai s’era vista tanta consonanza d’opinioni. Attacchi forsennati sia da Confindustria sia dai sindacati. Critiche, strumentali ma non infondate, dai falchi del Pdl, ‘l’Unità’ e ‘il Giornale’ che condividono la medesima linea e, cosa notevolissima, consonanza politica tra le due anime del Pd. «Praticamente è come se la manovra non fosse mai stata fatta, come se non esistesse», dice Yoram Gutgeld, deputato-economista renziano per eccellenza. Mentre sul fronte opposto il viceministro Fassina pensa addirittura a dimettersi. Ed Epifani gli dà ragione. Emblematico, e giornalisticamente efficace, il titolo di un duro commento vergato dagli economisti de ‘lavoce.info’: «Legge di stabilità: è omissione di soccorso». Chiara fin dalla prima riga l’accusa: «È una legge per la stabilità del solo Governo. Una cura omeopatica per un malato grave, l’economia italiana». Buona la seconda, ma la prima frase è discutibile. Come dimostrano le reazioni dei partiti che lo sostengono, la «stabilità del governo» richiede iniziative forti e sorprendenti. Le cure omeopatiche non servono al paziente Italia, né al fin troppo paziente Letta.