I commessi viaggiatori
DURO lavoro quello del commesso viaggiatore per piazzare l’affidabilità dell’Italia. Duro lavoro quello del presidente del Consiglio, Enrico Letta, che all’indomani della manovra vola negli States e incontra il presidente americano Barack Obama appena uscito indenne dalla bufera dello shutdown. Sulle orme di altri commessi viaggiatori della Repubblica in viaggio tra le tradizionali Washington e Mosca della guerra fredda, e ora sempre più in missione globale da Pechino a Wall Street. Storica fu la visita negli Usa di Giorgio Napolitano, nel 1978 alto dirigente del Pci, funzionale a garantire gli alleati atlantici per la fedeltà del governo di solidarietà nazionale (le larghe intese dell’epoca). Nel 1994 Achille Occhetto andò alla City di Londra, prima del voto, per rassicurare la Borsa sulla svolta della Bolognina. D’Alema, dopo la sconfitta, noterà: «Infatti lì, nel collegio di Londra abbiamo vinto alla grande…». Alla City si recò Fini in veste di vicepremier: lodò Blair e il coraggio di Prodi per avere definito stupido il patto di stabilità Ue. Berlusconi nel 2006 fu accolto dal Congresso Usa con una standing ovation.
Matteo Renzi è volato a Berlino dalla Merkel e a Charlotte (Usa) ai tempi delle primarie democratiche che lanciarono il secondo mandato di Obama. Ma Letta — che non ha bisogno di accreditarsi — ha un precursore perfetto come piazzista di conti pubblici: Carlo Azeglio Ciampi. Il presidente si definiva commesso viaggiatore quando, negli anni ’90, girava l’Europa con un foglietto su cui segnava i rendimenti dei Btp e del bund tedesco: in quei giorni lo spread aveva superato quota 600.
CIAMPI riuscì a portarlo a 40, ma ricordò che «già sotto i 200 punti a Londra ci fu chi brindò». Sembra di rivivere sempre le stesse 24 ore come il protagonista di uno dei film preferiti da Letta: «Il giorno della marmotta». Anche oggi la discesa dello spread prova la soddisfazione dei mercati e delle istituzioni internazionali per la manovra. Ma è un altro ricordo di Ciampi a segnalare a Letta e Alfano l’ostacolo dei riottosi partiti di riferimento: «Quando facevo, come dico scherzando, il commesso viaggiatore in Europa per cercare di affermare la dignità dell’Italia, la sua capacità di partecipare sin dall’inizio all’Ue, e finalmente convincevo il mio interlocutore che per l’economia e il bilancio pubblico potevano star tranquilli… la domanda che mi veniva rivolta era questa: ‘E la stabilità politica?’». Brutta storia.
Pubbilcato su Qn venerdì 18 ottobre 2013