Le mille storie del SuperBowl
Stanotte si gioca il SuperBowl, la finale del campionato statunitense di Football americano, tra New York Giants e New England Patriots, la squadra di Boston. Siccome il V-Day del volley, la finale che quest’anno sarà disputata in gara secca per la terza volta, si ispira dichiaratamente all’evento a stelle e strisce, ne approfitto per un’altra evasione di campo. Per provare a farvi capire come mai la dimensione dell’evento, ormai non solo negli Stati Uniti, trascende quella della semplice partita che assegna un titolo, per quanto unica nel suo genere. Lo dimostra qualche piccola storia agganciata all’edizione numero 46, anzi XLVI come riporta la scritta che campeggia sul Lucas Oil Stadium di Indianapolis.
Il SuperBowl, per esempio, è una macchina da soldi spaventosa. L’anno scorso la partita segnò il record nella storia della televisione, con 162,9 milioni di persone davanti alla tv. Quest’anno si stima che possano raggiungere quota 173 milioni, e infatti i prezzi degli spot pubblicitari sono saliti a quasi 4 milioni di dollari per 30 secondi, il 15% in più rispetto a un anno fa. In tutto, l’evento farà girare qualcosa come 11 miliardi di dollari. Si stima che oltre 5 milioni di americani acquisteranno nuove tv per vedere la partita, l’anno scorso furono ‘solo’ 4,5 milioni. La spesa media prevista per telespettatore è di 63,87 dollari, se si aggiungono bibite, snack e merchandising. Il Wall Street Journal ha stimato anche un boom nelle consegne di cibo a domicilio: 1,25 miliardi di ali di pollo prenderanno il volo verso la pancia dei tifosi, ma stravince la pizza con 4,4 milioni di ordinazioni.
Anche per questo, la first lady Michelle Obama ha approfittato dell’evento (sul quale il marito si è dichiarato neutrale dal punto di vista del tifo sportivo) per farne uno dei momenti di lancio della sua campagna alimentare rivolta alle fasce più giovani, dato che negli Stati Uniti l’obesità infantile è un problema sempre più serio. In teoria, i bambini mangeranno cibo più sano. In pratica, dipenderà dai genitori, ovviamente.
Il SuperBowl è anche musica, e stavolta l’artista che animerà l’intervallo è una numero uno mondiale: Madonna canterà tre dei suoi classici, più una canzone nuova, ‘Give me all your luvin’. Il cui video è in tema perché la ritrae mentre, alla guida di un passeggino, viene scortata da una squadra di giocatori di football, oltre alle rapper M.I.A. e Nicki Minaj nel ruolo di cheerladers personali. Veronica Louise Ciccone ha ammesso: “Sono nervosissima, ho 12 minuti per mettere su il più grande spettacolo del mondo. Ho tanta pressione addosso”. Non ha voluto dire per chi farà il tifo, ma a domanda precisa ha detto di non avere alcuna critica da muovere ai passi di salsa con i quali il ricevitore dei Giants, Victor Cruz, festeggia i touchdown. E in molti pensano che in realtà Madonna preferisca New York perché ha ammesso che tra Tom Brady, quarterback dei New England Patriots, ed Eli Manning dei Giants, preferirebbe uscire a cena con quest’ultimo.
Penso che Brady se ne farà una ragione, visto che sua moglie è la modella brasiliana Gisele Bundchen. A proposito: il SuperBowl è anche, ovviamente, la rivincita sul campo tra due squadre che si sono già affrontate in finale nel 2008, quando i Giants vinsero 17 a 14 con un’azione ribattezzata “The Miracle”, il miracolo, giocata da Eli Manning. Forse per questo la moglie di Brady ha invitato tutti i tifosi a pregare per lui, prima di questa partita. Per il lanciatore dei bostoniani quello di stanotte sarà il quinto SuperBowl in dieci stagioni nei Patriots. Ha perso solo quella finale del 2008, se vincesse stanotte raggiungerebbe nella classifica dei quarterback più vincenti di sempre un certo Joe Montana e Terry Bradshaw. A chiarire come quel conto con i Giants sia ancora aperto è il suo ‘protettore’ in campo, Logan Mankins: “E’ una sconfitta che ancora ci brucia, quella con i Giants quattro anni fa”. Visto il modo in cui maturò, dopo una stagione simile a questa, negli Stati Uniti si stanno chiedendo se sia possibile il bis con questo slogan: “Può un fulmine colpire due volte?”.
Il SuperBowl è anche una gaffe che sta costringendo da qualche ora tutti i tifosi dei Giants ai riti scaramantici più disparati, perché a poche ore dalla partita sul sito del club di New York è apparsa una pagina celebrativa con la scritta “Giants campioni”, un errore durato pochi istanti ma dall’impatto devastante. Tanto che la National Football League ha dovuto diffondere una nota ufficiale, nella quale spiega che “è pratica comune per le squadre creare pagine web prima del Superbowl. In questo caso, l’Url (l’indirizzo internet, ndr) nascosto è diventato inavvertitamente disponibile per un breve periodo mentre veniva inserito nel server Nfl per una possibile pubblicazione”.
Il SuperBowl è anche la storia di Mark Herzlich, che Mario Salvini ha raccontato benissimo qui http://chepalle.gazzetta.it/2012/02/01/herzlich-cammina-verso-il-super-bowl, io mi limito a rubargli una sintesi: Herzlich è un linebacker dei New York Giants al quale nel marzo del 2009, quando era al Boston College, diagnosticarono un sarcoma di Ewing, un tumore delle ossa, alle gambe. Dopo sei mesi di cure pesantissime i dottori confermarono una notizia quasi incredibile: era guarito. Nessuno lo scelse al draft del 2011, lo chiamarono gli Omaha Nighthawks della Ufl, una lega minore. Rifiutò, dicendo: “Preferisco aspettare che in NFL si ricordino di me”. Lo ha fatto New York, con cui ha debuttato nel novembre scorso. Prima della finale, su Twitter ha scritto: “Due anni fa mi hanno detto che avrei potuto non camminare mai più. Ho appena camminato per uscire dall’aereo che mi ha portato a Indianapolis per il Super Bowl”.