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Quel tridente che minaccia Letta

Il teoria, per Enrico Letta e il suo governo tutto dovrebbe essere più facile. Se è vero che tra ex berlusconiani ed ex grillini la maggioranza al Senato è garantita, si è anche sciolto l’equivoco del sostegno ‘critico’ dei Berlusconi e dei Brunetta. La scissione del Pdl consegna infatti al premier una maggioranza realmente coerente col voto di fiducia del 2 ottobre, forte di gruppi parlamentari alfaniani liberi da condizionamenti e dunque più ‘organici’ al governo. In teoria, anche più malleabili. Larghe intese meno «larghe», dunque, ma più coese. Dietro la teoria, però, si scorge il profilo di una realtà diversa. Tanto per cominciare, Alfano avrà bisogno di difendersi dalle accuse di «tradimento» e di «poltronismo». E per farlo non potrà che alzare la soglia delle pretese rispetto al governo: gli occorrono risultati concreti e inattesi, possibilmente sul fronte fiscale; gli occorrono bandiere da esibire agli elettori di centrodestra, meglio se strappate a forza dalle mani del Pd. Ancor più insidioso sarà il ruolo di Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze è alle prese con un passaggio difficile. I renziani risulteranno minoritari negli apparati del Pd eletti a livello provinciale e probabilmente Renzi diventerà segretario con meno voti del previsto grazie a primarie meno affollate del desiderato a causa all’emblematico veto della Camusso e delle polemiche sulle tessere. «Prima si va alle elezioni, meglio è», dicono dunque i renziani. I quali sanno che, dall’opposizione, Grillo e ora anche Berlusconi useranno contro il governo argomenti di facile presa. Argomenti che loro stessi in parte persino condividono. Gli attacchi a Letta dunque si intensificheranno e Renzi non intende far scudo all’uomo che potrebbe contendegli la premiership. Lo dimostra il caso Cancellieri. C’è pertanto il rischio che il premier venga fiocinato dal tridente Grillo, Berlusconi, Renzi. Tre leader di cui tutto si può dire tranne che non siano capaci di parlare al Paese. Letta potrebbe offrire a Renzi un rimpasto a spese del ministro bersaniano dello Sviluppo, Zanonato. Ma a quel punto dovrebbe ridimensionare gli alfaniani, oggettivamente sopravvalutati al governo. Se a questo si aggiunge che la Commissione europea non intende evidentemente aprire linee di credito nei confronti dell’Italia, si capisce che per arrivare al 2015, ed arrivarci a testa alta, Letta dovrà far sfoggio di notevoli capacità politiche.