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Romney avanza verso la nomination, ma la partita che conta non è ancora iniziata

Prima la Florida, adesso il Nevada. Tra pochi giorni Minnesota, Colorado, Missouri, e Michigan. Febbraio sarà il mese di Mitt Romney. Con la schiacciante e attesa vittoria di sabato sera Las Vegas, due successi in 4 giorni, l’ex governatore del Massachusetts, si conferma sempre più solido verso la nomination. Newt Gingrich sempre più furioso e disperato. Ron Paul e Rick Santorum sono lumicini lontanissimi e senza speranza che continuano a rimanere in pista in attesa di un miracolo o di una catastrofe. Santorum spera che Gingrich imploda e gli lasci la bandiera del ‘repubblicano affidabile’. Paul pensa ormai solo al suo movimento anti-tutto per consolidarlo come potenziale terzo polo.

La prudenza spinge a non avanzare verdetti prima del super tuesday del 6 marzo quando 11 stati contemporaneamente, e molti del sud, voteranno per le primarie repubblicane, ma Romney appare imprendibile e aumenta il vantaggio. Sarà questa l’ultima occasione per un improbabile colpo di coda di ‘Newt il cattivo’ deciso a non farsi da parte fino alla convention di Tampa in agosto.

Con un ventesimo dei soldi di Romney e uno staff ai minimi termini, Gingrich si ritrova sempre più solo, soprattutto da quando si è sparsa la voce che il suo unico e grande sponsor, il magnate dei casinò, Sheldon Adelson, dopo il successo di Romney a Las Vegas, gli ha mandato un messaggio dicendo che il vero obiettivo non era cacciare lui dalla corsa alla nomination, ma Obama dalla Casa Bianca. Sheldon ha già un patto con i fratelli Koach per mettere 100 milioni di dollari a disposizione di un ‘super pac’ ultra conservatore, col solo compito di demolire Barack.

Nel ringraziare i sostenitori del Nevada, in larga parte mormoni, Romney ha completamente ignorato gli altri candidati sentendosi già il predestinato: “Mi avete ridato il vostro voto di fiducia e questa volta lo porterò alla Casa Bianca – ha detto – Obama ha iniziato la sua presidenza chiedendo scusa per l’America, ora deve chiedere scusa agli americani e andarsene. Abbiamo bisogno di un presidente che sappia aiutare e risanare l’economia perché la capisce e io posso farlo…”.

Il vento repubblicano soffia in suo favore. Mitt sta facendo lentamente pulizia in casa. Ma nella partita che conta, continua a tirare rigori a porta vuota: gli avversari non sono ancora scesi in campo.