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Questione morale

C’È UNA questione morale che rischia di far saltare la legislatura nella regione Emilia Romagna, e riguarda molti consiglieri, non tutti, che ora hanno vergogna a farsi vedere per strada. Il problema è evitare che tutti vengano coinvolti in una situazione, che potrebbe coinvolgere anche chi non ha colpe ma viene equiparato agli altri per il solo fatto di trovarsi nell’assemblea regionale o a capo di essa o a capo della giunta. È uno stillicidio di notizie che certamente fa infuriare i cittadini ma soprattutto è una situazione che rischia di travolgere i vertici regionali, interrompendo progetti importanti da portare a compimento. Sto parlando del bilancio, ad esempio, e dei fondi strutturali che dovranno arrivare dall’Europa per i prossimi sette anni e che altri sarebbero ben lieti di sottrarci a loro vantaggio.
IMPEGNI di governo che comunque non valgono quanto la necessità di far luce sull’uso del denaro pubblico speso con i famosi e imbarazzanti rimborsi da parte dei consiglieri emiliani. Ora è vero che la questione morale non riguarda solo l’Emilia Romagna, come dimostrano le analoghe vicende giudiziarie delle Marche o della Sardegna o della Liguria. L’elenco è comunque molto più lungo. Resta però il fatto che i risultati dell’indagine in corso a Bologna imbarazzano una regione e un partito, che avevano fatto della diversità un tratto distintivo. Ed è vero che in un paese civile le dimissioni si chiedono ai condannati e non agli indagati, ma in un paese civile i politici si dimettono senza aspettare il verdetto dei giudici per il solo fatto di essere stati sorpresi in stili di vita e comportamenti che nulla hanno a che vedere con la sobrietà che dovrebbero suggerire almeno questi tempi grami.

ESSERE stati ripetutamente al centro della cronaca per le cosiddette «spese pazze» dovrebbe essere sufficiente per convincersi che è arrivato il momento di togliere il disturbo e dimettersi. Partendo dal principio che la responsabilità, anche quella morale, è sempre e comunque personale mentre rientra nei doveri l’evitare di coinvolgere l’istituzione con le proprie colpe, di qualunque tipo siano. Dovrebbero rendersi conto insomma di essere diventati impresentabili, a prescindere dal gaudio che la loro disgrazia suscita tra i loro avversari politici, soprattutto tra quelli del loro partito. E quando parlo di impresentabili mi riferisco non solo a quelli che hanno a loro carico cifre astronomiche non ben documentate, a quanto sembra, per autonoleggio sulla bella costa amalfitana, ma penso anche a quelli che hanno usato denaro pubblico per pagarsi ritiri spirituali o per andare al Meeting di Rimini, giustificando la cifra alta con hotel a pensione completa, come se fossero andati più alla ricerca di tagliatelle che di idee. Insomma se ne vadano, non vogliamo più vederli, abbiamo bisogno di dimenticarli.