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La pasticceria dei Dolci Cattivi

 

Alla pasticceria dei Dolci Cattivi, questi ultimi non stanno in vetrinetta, ma davanti al bancone: sono i clienti. Il locale, lungo la via Emilia, è un porto delle nebbie: aperto tutta la notte, vi sbarca un’umanità variegata. Netturbini, fricchettoni, anziane coppie insonni, prostitute e papponi, rappresentanti delle forze dell’ordine, rappresentanti e basta, anche giornalisti. La specialità della casa è trasformare, mediante somministrazione di pasticcini, esseri incattiviti dalla vita in agnellini impiastricciati. Entra un ragazzotto pieno di borchie e anelli al naso, alle labbra e sicuramente anche dove non si vede. Una rapina? No. «Mi dà quel bombolone con tanta crema?», ansima e se ne va felice come un bimbo col biberon. C’è un rumeno, faccia storta, estrae un coltello, l’agita in aria, lo cala di colpo. Taglio netto: il millefoglie è diviso in due, metà per la fidanzata. Arriva anche un carabiniere, aria truce, squadra il rumeno, l’ignora, va al bancone, chiede: «Com’è quella brioche?» Pronta risposta della barista: «Dolce come te, vuota come la mia vita». Il carabiniere esce dalla pasticceria innamorato.