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Con la Traviata il ritorno amaro delle pellicce

Le cronache della Prima della Scala (sempre rappresentative del sentimento del Paese) sono state inequivocabili: complice l’onda passionale della Traviata le eleganti signore milanesi hanno tratto dagli armadi i gioielli di famiglia, ma anche le pellicce vintage che da anni non si vedevano più sul red carpet del Piermarini. Mi domando: che fine hanno fatto gli animalisti in passato così pronti a contestare? Lettera firmata, Milano

E PENSARE che proprio nelle stesse ore l’onorevole Michela Vittoria Brambilla si era resa protagonista di una manifestazione dal titolo esplicito: «Apriamo le gabbie, chiudiamo gli allevamenti». La pelliccia – è il pensiero dell’ex ministro certo in contrasto con le signore della Prima scaligera – è un indumento volgare e fuori moda, ormai bandito dal cerimoniale e dal bon ton. In nome del lucro, del capriccio e della vanità di pochi, milioni di animali soffrono nelle gabbie degli allevamenti intensivi o sono strappati al loro ambiente naturale, e uccisi. L’industria europea delle pellicce subisce da tempo la pressione dell’opinione pubblica e molti Paesi hanno introdotto il divieto di allevamento. In Italia, invece, c’è chi, approfittando del disagio creato dalla crisi economica, tenta di propagandare questo crudele business. Sarebbe allora necessario un deciso segnale del Parlamento. Per smettere finalmente di speculare sulla sofferenza degli animali.

laura.fasano@ilgiorno.net