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Forma e sostanza di Matteo Renzi e dei suoi nemici

Prima ha nominato una segreteria giovane, in prevalenza femminile e molto, molto «beautifull». Poi, per dare l’idea che non c’è tempo da perdere e che politica e lavoro possono persino coincidere, l’ha convocata per le 7,30 di questa mattina. «Tutta apparenza e niente sostanza», commentava a Montecitorio un diessino sostenitore di Cuperlo, che in questi due elementi minori ha volentieri trovato conferma dei propri pregiudizi su Matteo Renzi. Ma quale sarebbe «la sostanza»? Le primarie del Pd hanno infatti demolito i due capisaldi della retorica bersanian-dalemiana: il mitico «apparato» ex Pci non esiste più (funziona ancora discretamente come ufficio di collocamento per pochi, ma non ha radici nella società né è in grado di mobilitare al voto le masse d’un tempo), la maggioranza degli elettori «di sinistra» non ha votato Cuperlo ma Renzi. Un ulteriore elemento svela il bluff, o l’illusione, degli antirenziani. Risulta infatti che l’8 dicembre abbiano votato molti meno iscritti rispetto a quelli che giorni prima scelsero gli organismi provinciali del partito. Il che getta quantomeno un’ombra sulla trasparenza del voto «d’apparato». Il fatto dunque che Renzi sia molto attento all’«apparenza» (lo fu anche Blair, che solo così riuscì a dare forza politica alle proprie istanze riformiste) non significa che i suoi avversari interni dispongano di maggiore «sostanza». Lo dimostra anche il malcelato interesse dei ‘giovani turchi’ per il «Nuovo Pd» renziano. Discorso analogo si può fare per il governo. Quando parlano di Renzi, i lettiani usano argomenti bersanian-dalemiani. Ma è innegabile che fino ad oggi l’esecutivo guidato da Enrico Letta abbia galleggiato. Schierarsi contro Renzi per non volerne subire l’agenda politica significherebbe colare definitivamente a picco. Se dunque Letta intende condurre in porto nel 2015 la nave del governo dovrà sfruttare l’unico vento oggi apparentemente in grado di gonfiarne le vele: il vento renziano. A differenza di Bersani o D’Alema, l’attuale premier ha il vantaggio d’essere uomo ideologicamente flessibile e con notevole capacità di adattamento. Se Letta saprà farsi concavo accogliendo le istanze del covesso Renzi, oltre al Paese ne beneficeranno le carriere di entrambi. E a fine legislatura un posto in Europa, o nel probabile governo Renzi, a Letta non lo negherà nessuno.