I nostri giovani. Nullafacenti e tanti disperati
Un dato impressionante: le ultime indagini ci hanno detto che quasi 4 milioni di under 35 non studia né lavora. I nostri ragazzi sono ormai talmente scoraggiati da aver anzitempo abbandonato gli studi e di non aver la spinta giusta per cercarsi un lavoro. Ma che tipo di Paese è mai il nostro che si può permettere di perdere un’intera generazione? Qualche volta mi vergogno di essere italiano, anche se altri dovrebbero vergognarsi. Angelo Basso, Milano
QUANDO SI PARLA della condizione giovanile si citano soprattutto i dati drammatici della disoccupazione. Ma negli ultimi tempi c’è un acronimo inglese che è divenuto tristemente familiare: Neet, ossia Not in education, employment or training. Descrive la situazione di giovani che non hanno un’occupazione, non studiano e non stanno seguendo un corso di formazione. È una condizione che favorisce una dipendenza prolungata dei ragazzi dalle famiglie d’origine, li espone al rischio di accettare lavori non regolari e, in talune regioni del Paese più povere e disagiate, di essere arruolati dalla criminalità. Nullafacenti, loro malgrado. Tirano sera senza fare niente. Avere in casa un figlio che non lavora e non studia, ma consuma come se lavorasse, può diventare un dramma per i genitori. L’antidoto migliore? La formazione professionale, come scommessa sul futuro.
laura.fasano@ilgiorno.net