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Polizia in sciopero, e i delinquenti ne approfittano

A meno  di due settimane dal Carnevale (che in Brasile è concentrato dal nostro giovedì grasso all’alba del mercoledì delle ceneri, che dà inizio alla Quaresima il 22 febbraio), una delle capitali della festa, Salvador de Bahia, vive un momento drammatico per lo sciopero della Polizia che chiede al Governo statale un adeguamento degli stipendi. I manifestanti si sono arroccati nel palazzo del Parlamento locale e sono asserragliati dai soldati mandati dal presidente Dilma Rousseff. Sono stati emessi dodici ordini di arresto (uno è stato per il momento eseguito) e al momento della resa si  prospettano punizioni esemplari perché il giudice è stato deciso: nessuna amnistia per chi ha sbagliato.  L’errore è grave, al di là della richiesta di stipendi più equi in un Paese che comunque cresce a un ritmo elevato (il 3,5 nel 2011): con la Polizia ai box, i delinquenti si sono scatenati e hanno approfittato della vacatio legis per regolare i propri conti. Le vittime sono almeno 94, a qualche ora fa, rapine, saccheggi, furti non si contano, come i vandalismi. Una situazione che costa parecchi reais da un punto di vista economico e che impone una forte presa di posizione sociale, sperando che le trattative che sembrano cominciare in queste ore portino a qualche soluzione efficace.

Il costo economico è presto fatto:  il dieci per cento dei turisti che avevano prenotato gli albergi della città in vista della quattro giorni di festa hanno disdetto, chi ancora non aveva programmato il viaggio rischia di starsene a casa. E per chi conosce bene il Brasile è facile capire come una debacle del turismo possa davvero creare problemi.  Il costo sociale è ancora più alto: crea nuovamente una differenziazione che gli ultimi governi avevano cercato di appianare e soprattutto annulla quello che le forze dell’ordine avevano fatto a  Rio de Janeiro contro la malavita delle favelas. Gli stessi agenti avevano rialzato la testa e cancellato il dubbio sui corrotti nel loro interno, annullando prima gli effetti degli squadroni della morte poi quelli dei galoppini dei narcotrafficanti.

La rivolta di Bahia non è ovviamente così grave, ma neppure da sottovalutare per il governo fedearle e statale, entrambi retti dal Pt, il partito dei lavoratori fondato da Lula. I consensi sono altalenanti, i poteri forti non perdono tempo ogni qual volta ci sia da criticare la “presidenta”, com’è accaduto nel suo viaggio a Cuba dove non avrebbe troppo puntato sui diritti umani, le dimissioni dei ministri per corruzione sono arrivate a sette. Il Brasile ha davanti a sé importanti appuntamenti che lo devono vedere unito. Certo se sulla sicurezza si apre un vuoto non è certo un bene:  il Paese sta ritrovando serenità e pace, ma appena il gatto se ne va i topi ballano. E le vecchie storie di malavità e pericolosità tornano a galla. Purtroppo.