Legge elettorale, il rischio di accontentare tutti
I partiti tornano dunque a parlare di riforma della legge elettorale e come sempre più della virtù potè la necessità. Oltre alle insistenti pressioni del capo dello Stato, a smuoverli è un timore, anzi due. Il primo è figlio di alcune considerazioni contingenti. Eccole: oggi i partiti politici in quanto tali sono apprezzati dal 4% degli italiani, una miseria; il governo sembra farne a meno, e infatti è tutt’ora assai popolare; se Monti concludesse la legislatura con successo, i ‘vecchi’ partiti risulterebbero inutili, se non dannosi; alle prossime elezioni politiche, vecchi e nuovi demagoghi useranno contro i partiti la retorica anti-Porcellum, e tra grillini, montezemoliani e sindaci ambiziosi riuniti nella lista civica auspicata da De Magistris rastrelleranno un bel po’ di voti. Per prevenire il peggio e dare un segno della propria esistenza in vita non resta dunque ai partiti che unire le proprie debolezze in un comune impeto riformatore. Il secondo timore è invece figlio di una suggestione cara al leader dell’Udc, Casini, e non solo a lui. Ovvero superare il ventennio berlusconiano superando il sistema politico che l’ha generato: il bipolarismo e l’indicazione diretta di chi governa. La maggioranza di Pd e Pdl è però contraria. Se la Seconda repubblica ha mal funzionato, si dice, è perché in realtà non è mai nata. E’ invece nato un ircocervo: testa da premier britannico su corpo da parlamentarismo italiano. Lo si disse anche a inizio legislatura, quando Veltroni e Berlusconi sembravano intendersi. Durò poco, però. Una settimana dopo ripresero a confliggere secondo il più trito dei copioni. Allora, il primo passo doveva essere la riforma dei regolamenti parlamentari. Quella riforma che, zitti zitti, i partiti hanno appena scritto in bozza al Senato. Buon segno. Ma che non basta a lasciar presagire una buona riforma elettorale, che sarà tale solo se non accontenterà tutti: grandi e piccoli, bipolaristi e proporzionalisti. Occorre scegliere. Ma finché non sarà chiaro come finirà il governo Monti, quale pressione eserciteranno i mercati finanziari sull’Italia del 2013 e soprattutto a quali alleanze i partiti vorranno dar corso, scegliere appare quantomeno difficile. Di più: azzardato.