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Art. 18, giustificato motivo di perplessità

Voglio essere più chiaro sull’articolo 18 (anche per rispondere meglio a oldBatman) . Credo sia importante riformare il mercato del lavoro così come si sta delineando tra le proposte del governo e alcune posizioni dei sindacati. Che vuole dire, come ha detto l’Ocse, non solo articolo diciotto, tutela che, tra l’altro, riguarda una minoranza di rapporti di lavoro. Non credo che toccarlo significhi togliere tutele tout court. Le ipotesi sul tavolo sono molte e rispecchiano quello che oggi il ministro Fornero ha definito un «sentiero largo». Si va dall’idea di non applicare l’articolo 18 nei primi tre anni del rapporto di lavoro (Fornero) al mantenimento solo per i licenziamenti discriminatori o nulli (Confindustria) alla robusta manutenzione allo studio della Cisl: reintegro per i licenziamenti discriminatori o per giusta causa e giustificato motivo. Pagamento di indennità nel caso di licenziamenti di natura economica facendo rientrare il caso nella legge 233 del 91 che li prevede per le imprese con oltre 15 dipendenti che licenzino almeno 5 persone nell’arco di 120 giorni. Con un freno all’interpretazioni giurisprudenziali e tempi più rapidi. Più di un dubbio, espresso da più parti, riguarda poi il fatto che l’articolo 18 sia il principale ostacolo agli investimenti esteri in Italia. Il paese ha ben altre magagne che funzionano da respingenti. Spiacerebbe, come già accaduto, vedere incespicare un serio cammino di riforme per sbloccare il paese su uno scoglio noto, visibile e già causa di disgrazie (non per colpa dello scoglio).

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