‘Rivelazioni’ pro-Renzi e il ruolo della Markel
Inutile girarci attorno: nel Palazzo l’intrepretazione quasi unanime è che si sia voluto dare un segnale a Giorgio Napolitano. Cioè all’ultimo dei difensori di Enrico Letta e del suo governo. Il lancio in grande stile da parte del Corriere della sera del libro in cui Monti, De Benedetti e Prodi ‘rivelano’ che già nel giugno 2011 il Quirinale si muoveva per sostituire Berlusconi alla presidenza del Consiglio viene dunque letto come un’operazione pro-Renzi. Un’operazione che cade proprio nel giorno in cui il parlamento inizia a discute la richiesta grillina di mettere sotto processo il capo dello Stato per «attentato alla Costituzione».
Su quest’interpretazione convergono importanti esponenti di FI, del Ncd, dell’Udc ed anche del Pd. Osserva inoltre un bersaniano: «Al di là delle scelte del Corriere, le cosiddette ‘rivelazioni’ vengono da De Benedetti, che tira la volata a Renzi, da Prodi, che aspira a succedere a Napolitano e da Monti, che probabilmente si aspetta qualcosa da Renzi e illudendosi di ottenerla pugnala il suo inventore politico». Ovvero, Giorgio Napolitano.
Intendiamoci. Che il governo Berlusconi fosse malconcio e che circolasse il nome di Monti come possibile premier era noto a tutti già prima dell’estate del 2011. Ma è chiaro che, in un contesto fragile e nervoso come quello attuale, la ricostruzione si presta a giochi politici d’ogni sorta. Che infatti si stanno immancabilmente dipanando. E allora, poiché di ricostruzioni si parla, giova forse aggiungere un tassello che riguarda il ruolo svolto in quella fase dalla Germania.
Bisogna dunque partire da Gianfranco Fini, perché se c’è stata una vittima politica di Giorgio Napolitano quella è lui ben più di Berlusconi. Una volta rotto col Cavaliere e reclutato parte delle sue truppe in parlamento, a metà novembre 2010 l’allora presidente della Camera era sicuro che il governo non avrebbe retto a un voto di fiducia. Purché fosse tempestivo. Il Capo dello Stato accettò invece la richiesta berlusconiana di fissare quel voto al termine del dibattito parlamentare sulla legge di stabilità. Berlusconi ottenne così settimane preziose e le impiegò per ‘sedurre’ diversi potenziali trasfughi. Risultato: il 14 dicembre ottenne la fiducia e quel voto divenne la tomba politica di Fini.
A chi, a distanza di tempo, gli ha chiesto conto di quell’insperato regalo fatto dal Quirinale all’allora premier, Fini ha risposto così: «Napolitano non gli aveva ancora chiesto la testa di Berlusconi». Se ne desume che secondo il fondatore di An l’Italia cambiò capo del governo su richiesta del capo di un governo straniero, poiché egemone in Europa. A differenza di quanto scrisse poco più di due anni fa il Wall Street Journal, secondo fonti diverse la richiesta non avvenne «il 20 ottobre 2011», ma poco prima dell’estate. L’estate in cui la Deutsche Bank ridusse l’esposizione in titoli pubblici italiani da 8 a 1 miliardo, generando un effetto domino che determinò l’impennata dallo spread (fino a quel momento sotto quota 200) in ragione della quale il Cavaliere fu formalmente disarcionato.