In un mondo dove l’infanzia è ancora negata
La Giornata Internazionale contro l’uso dei bambini soldato svoltasi in tutto il mondo è servita per riflettere (almeno una volta l’anno) sull’aberrazione del loro uso in azione militari. Nel 2002 è entrato in vigore il Protocollo Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, sul temadei minori nei conflitti armati, ma è successo niente. Ci sarà da aspettare ancora molto…. Angela Dondi, Milano
CI SONO PAESI in cui essere bambini è una disgrazia. Succede ogni giorno in Siria, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sud Sudan, Myanmar, Filippine e Yemen. Le azioni sono rapide e terrificanti. Le milizie arrivano, ammazzano, violentano e rapiscono i bambini. Sono più di 250 mila all’anno i bambini “arruolati” con la forza e 22 i Paesi in totale dove questa atroce pratica è diventata “normalità”. Di questi minori rapiti circa il 30 per cento sono bambine destinate ad occuparsi della cucina nei campi, delle pulizie e a soddisfare i bisogni sessuali dei soldati. Una forma di abuso e schiavitù altrettanto brutale di quella riservata ai ragazzini. La convenzione Onu prevedeva che nessun minore di 18 anni potessere essere reclutato forzatamente o utilizzato direttamente in guerra. Non è così in un mondo dove l’infanzia è negata. laura.fasano@ilgiorno.net