Lumache sulle autostrade del web
LA BANDA LARGA ricorda un po’ la storia delle autostrade nel dopoguerra. L’Italia che voleva crescere aveva bisogno di grandi infrastrutture dove incanalare le merci su pneumatici, binari o battelli, e con le merci le ambizioni di sviluppo: si costruirono soprattutto autostrade, anche in omaggio alla più importante e fiorente industria italiana, un po’ meno ferrovie e ancor meno idrovie. Ma il paese decollò, grazie anche alla linfa economica che scorreva attraverso le arterie.
Lunedì il ministro Francesco Profumo ha sottolineato la visione strategica del governo, che scommette sull’obiettivo comune alla Ue di portare in tutte le case la cosiddetta banda larga di base, cioè quella connessione che consente una più rapida e consistente trasmissione di dati nelle telecomunicazioni e nelle reti informatiche. La commissione europea ha obiettivi ambiziosi e progetta finanziamenti per 9,2 miliardi dal 2014 al 2020. Le sue stime: una migliore penetrazione di rete del 10% avrebbe un effetto volano da mille miliardi di euro sull’economia complessiva. Ogni euro investito nella banda larga — indica la Ue — può generare investimenti privati tra 6 e 15 euro.
Perchè sulle connessioni veloci e potenti viaggia lo scambio di informazioni tra le aziende, il telelavoro, si confronta il sapere tra le università e i laboratori di ricerca, si effettuano le transazioni commerciali e si concretizzeranno quelle legali. La corrispondenza personale diventa pressoché istantanea. Gli uffici pubblici diventano più efficienti e meno costosi.
L’Italia sconta ritardi e si ferma al 10% nell’estensione territoriale della rete in fibra ottica, una delle soluzioni tecniche ad oggi ottimali. Provate inoltre, con uno smartphone o un tablet, una connessione wireless in una qualsiasi città del nord Europa, degli Stati Uniti o dei paesi asiatici più evoluti, e fate un confronto: troverete decine di reti, pubbliche o private, con segnali potentissimi. In Italia non è quasi mai così. Questione di strutture e di mentalità. La cultura del web fa progressi non esaltanti, solo il 45,8% delle famiglie italiane ha una connessione a banda larga, contro il 67% di famiglie francesi e il 75% delle tedesche. Lo scorso anno il 54,5% dei nuclei familiari ha dichiarato di possedere un accesso in internet, nonostante la rete venga utilizzata in prevalenza (80,7%) per spedire o ricevere mail. Il piano per le reti e internet veloce aveva indicato nel 2003 la posa di 1800 chilometri di fibra ottica: lo stanziamento potenziale indicato dal quarto governo Berlusconi sfiorava il miliardo e mezzo.
Con il precipitare della crisi italiana, nell’estate 2011, quelle risorse furono ridotte a 800 milioni e infine azzerate. Oggi le speranze sembrano legate all’eventuale riapertura del beauty contest delle frequenze televisive, attraverso cui reperire nuove risorse e restare al passo: da qui al 2016 le persone che accederanno alla banda larga passeranno da 1,5 a 6 miliardi, una buona parte del mondo. Bisogna osare, progredire. In Italia servono 1.300 milioni e almeno un parziale via libera dalla prima cabina di regia istituita tra cinque ministri dal governo Monti.