Quella gita che vale più di mille lezioni
Da quanto apprendo dai miei nipoti quelle che una volta erano le “gite scolastiche” stanno sempre più assumendo il carattere di vere e proprie vacanze della durata anche di una settimana, generalmente in Paesi stranieri e con spese che spesso superano i 500 € per il solo viaggio e soggiorno. Tenuto conto della difficile situazione economica in cui versa il nostro Paese mi domando: i dirigenti scolastici si rendono conto dei problemi che tali iniziative creano all’interno di molte famiglie?Franco Barbalonga, Roma
CI SONO famiglie – aggiunge il nostro lettore – che non possono sostenere tali spese ed allora due sono le conseguenze: o la famiglia “stringe ancor più la cinghia” per far partecipare il figlio a tali iniziative o l’alunno è costretto a rinunciarvi con le ben immaginabili conseguenze di carattere psicologico, relazionale e caratteriale. In realtà la gita di fine anno è attesa dai ragazzi con la bava alla bocca, vuoi per coronare una fantasia romantica, vuoi per uscire dal ‘bozzolo’ di mamma e papà. Resta cioè un momento importante. Non una perdita di tempo, ma un’occasione per imparare con più interesse e più coinvolgimento rispetto a quando si è seduti ore ed ore sul banco di scuola. È l’occasione per verificare di persona ciò che di solito si studia sui libri. Si provano nuove abitudini, nuovi modi di mangiare: si apre uno squarcio di “vita vissuta” che vale più di mille lezioni. Non rinunciamoci.
laura.fasano@ilgiorno.net