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Fiction e film e il cancro non è più un tabù

Questa volta la tanto vituperata televisione ha prodotto risultati positivi: grazie a «Braccialetti rossi» la fiction andata in onda sulla Rai, abbiamo cominciato a riflettere su una malattia, il cancro, considerata fino a poco tempo fa incurabile e ad affrontare la sofferenza con altri occhi. Questo è il modo giusto di fare televisione pubblica. Per una volta anche il canone da pagare non ci pesa.
Monica Salomoni, Milano

PIANO PIANO, con l’exploit clamoroso della fiction ma non solo, sembra sgretolarsi nel nostro Paese un tabù: la rappresentazione della malattia, del dolore, del cancro. «Braccialetti Rossi» ha smesso di raccontare il dolore in modo esclusivamente lacrimoso, e considerando che i malati sono giovani, si tratta di un piccolo miracolo. Segnali di liberazione nella rappresentazione della malattia che si colgono anche nel nuovo film di Ozpetek, «Allacciate le cinture», un’altalena di pianto e di riso, ma con la variante grave del cancro che colpisce una donna giovane e bella. Tv e cinema provano insomma a spiegare che il cancro, anche se è una malattia mortale e devastante, bisogna saperlo innnanzi tutto dominare psicologicamente, spiegando a chi non ce l’ha, che occorre essere forti e solidali con chi s’ammala.
laura.fasano@ilgiorno.net