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Da Sassuolo all’Onu

Oggi vado molto fuori tema, ma lo faccio volentieri per parlare di una persona molto in gamba, alla quale mi lega un’amicizia che ha ormai 28 anni, e risale alla prima riunione di redazione del ‘Carlino Sassuolo’ alla quale partecipai, quando io avevo sedici anni e lui venti. Allora eravamo due giovani collaboratori locali, poi lui ha scelto molte altre strade, riuscendo a percorrerle tutte a testa altissima. E noi amici ne siamo orgogliosi.

L’intervista è uscita oggi sull’edizione modenese del Resto del Carlino.

PIU’ CHE UN UOMO, è una rete che cammina, un social network in carne, ossa e fisarmonica. Musicista, economista, ricercatore universitario, ora imprenditore sociale con un contratto appena firmato per l’Onu. Alberto Cottica è partito trent’anni fa da una cantina di Sassuolo dove sognava di diventare una rockstar, ed è arrivato oggi a New York, la sede dell’Undp, lo United Nations Development Programme che gli ha appena chiesto una consulenza. 

A 48 ANNI, Cottica ha già realizzato gran parte dei suoi sogni: sicuramente quello artistico, visto che è uno dei padri fondatori dei Modena City Ramblers. A un certo punto ha mollato la musica e ha scritto un libro, intitolato ‘Wikicrazia’, che anticipava di anni gran parte delle idee del premier Matteo Renzi sulla democrazia partecipata.  Si è dato alle politiche sociali, soprattutto quelle legate ai giovani. Ha trasformato il centro ormai deserto di Matera in una fucina di artisti e innovatori sociali. Ha lavorato per due anni per il Consiglio d’Europa, tra Bruxelles e Strasburgo. Oggi la società che ha fondato con altri quattro soci stranieri, la Edgeryders, ha ricevuto un incarico chiamato ‘Spot the future’ dalla sede europea dell’Undp. Lui e gli altri Edgeryders dovranno studiare Egitto, Armenia e Georgia, e dire all’Onu in quali settori vale la pena di investire, per il bene di questi paesi.
Cottica, che cosa farete concretamente per l’Undp?
«Ci occuperemo di capire quali siano le competenze e le esigenze locali, e poi stileremo relazioni indicando all’Undp quali sono le priorità per gli investimenti del programma di sviluppo».
Avete conoscenze nei tre paesi?
«Partiamo da zero. Ma usiamo una piattaforma internet grazie alla quale partecipa una comunità di oltre duemila utenti registrati, quasi tutti specialisti di altissimo livello nel loro settore. E’ un sistema ormai collaudato che ci permette di dare e ricevere risposte ad altissima competenza in tempi strettissimi. Il passaparola è ancora un sistema di grandissima efficienza, è incredibile l’energia chi si sviluppa collegando tra loro le reti sociali».
Tempi previsti?
«Dovremo fare tutto entro maggio. Lavoriamo usando la rete, ma una volta capito che tipo di spunti offre ogni paese, faremo anche un incontro di persona sul campo con le persone che ci sembreranno più interessanti. E poi le inviteremo ad interagire tra loro, in una conferenza generale a Tbilisi, in Georgia. Infine, alcuni potranno fare gli speaker in Montenegro, in un evento mondiale organizzato dall’Onu».
In concreto, che cosa verrà realizzato?
«Ancora non possiamo saperlo, stiamo cominciando a fare uscire le persone da sotto i sassi. Alla fine quello che presenteremo è una specie di etnografia dell’innovazione».
Tradotto, che significa?
«Provo a fare un esempio. Nella nostra comunità ci sono molti specialisti del settore dell’energia, potremmo scoprire che a uno di questi paese serve un progetto sull’energia idroelettrica e che ci sono molti ingegneri disoccupati pronti a collaborare. O magari scopriremo che ci sono le condizioni per implementare l’agricoltura biologica. Sono esempi puramente teorici, adesso.  Noi cercheremo di intercettare un tessuto locale, in Egitto per esempio c’è tanta politicizzazione, ma sotto la protesta c’è gente che costruisce».
Cottica, quanto tempo è che non suona?
«Bella domanda. In un concerto, almeno tre anni. Ma ormai non lo faccio più neanche da solo, quando mi sono trasferito a Bruxelles ho lasciato in Italia anche il piano. I Ramblers mi avevano chiesto di prendere parte ai festeggiamenti per i vent’anni dal primo disco, ma sono troppo giù di allenamento, non avrebbe senso».
Ha cambiato paese e vita.
«Ora la mia casa è a Bruxelles, ma l’anno scorso sono stato in giro per il mondo per 169 giorni. In Italia torno quasi tutti i mesi, per il progetto di Matera e per Open Pompei, un progetto di open data sul sito archeologico voluto dal ministro Barca, che è sopravvissuto nella sua parte spontanea, quella partita dal basso».
Lei oggi come si definirebbe?
«Forse sono un imprenditore sociale».