Sono un po’ stanchina
FORREST GUMP giocava a pallavolo, ed era una donna. Si chiama Wendy Thomas (Moyle da nubile), ed è la protagonista di una delle tante storie di polivalenza sportiva che arrivano dagli Stati Uniti. La racconta qui il sito di Pikes Peak Sports, un social network per appassionati di podismo. Quando si chiamava Moyle, Wendy era una schiacciatrice filiforme dal braccio molto potente, capace di vincere un titolo statale con la maglia della St. Mary’s High School, a Colorado Springs. Aveva provato anche l’atletica, a scuola, ma non le era piaciuto molto. Non immaginava che qualche anno dopo avrebbe partecipato con la divisa della nazionale statunitense al campionato mondiale di mezza maratona.
Wendy nel frattempo è diventata Thomas, essendosi sposata, e ha messo al mondo due bambini. Tripp ha 9 anni, Chase ne ha 7. Entrambi pensano che sia ‘figo’ che la mamma faccia parte della nazionale americana di atletica. E lei come quasi tutte le mamme, fa tutto anche per loro: “Credo che per i miei figli sia molto educativo vedere che lavoro duro, vedermi arrabbiata quando torno a casa piangendo per la fatica, e poi vedere che attraverso i sacrifici ottengo anche il successo”.
All’inizio, Wendy voleva solo buttare giù qualche chilo, e ha iniziato a correre sul tapis roulant. Ha continuato a farlo anche dopo aver raggiunto l’obiettivo sulla bilancia, poi è arrivata tra le migliori in una gara sui cinque chilometri nella quale è stata notata da Doug Bell, uno che è stato inserito nella ‘Running Hall of Fame’ del Colorado. Doug l’ha invitata ad allenarsi con il suo gruppo a Greeley, e i progressi costanti l’hanno portata fino alla nazionale.
Sabato ha preso parte al mondiale di mezza maratona a Copenhagen, in Danimarca. Ha chiuso al quarantacinquesimo posto, in 1h14’07, a quasi sette minuti dalla vincitrice, la kenyana Gladys Cherono. Le prime cinque al traguardo erano tutte kenyane. La Thomas ha un record personale di 1h12’29 stabilito ai campionati statunitensi, dove è arrivata quarta.