I delusi a Cinque Cerchi
E’ STUPEFACENTE il teatrino dei delusi dopo il no di Mario Monti alla candidatura di Roma a ospitare le Olimpiadi del 2020. Gli scontenti, gli arrabbiati, peggio ancora quelli che dicono <comprendo le ragioni del premier ma non capisco>, scendono allo stesso livello di quei bambini piagnucolosi e un po’ viziati che non accettano un no dal papà e dalla mamma. In fondo, solo per banalizzare un po’ il tutto, che cosa ha fatto Monti da ‘padre di famiglia’ e da ‘buon economista’? Una botta di conti. E la conclusione ha mostrato una realtà che è da tempo sotto gli occhi di tutti: l’Italia non ha i soldi per permettersi le Olimpiadi. E’ un po’ come dire ‘in famiglia le spese sono sempre più pesanti, le entrate non crescono, ma intanto ci compriamo una televisione a 42′ e andiamo a trascorrere la settimana bianca a Cortina’. Alla fine gli amici saranno ben contenti di venire a trovarci in salotto e in montagna ci divertiremo un casino. Per fortuna che Monti c’è, mi verrebbe da dire. Con quel aplomb molto british e con quella chiarezza nella dialettica che lo contraddistinguono, prima ci ha spiegato – soprattutto a chi non lo avesse ancora capito – la realtà del dissesto finanziario di questo Paese. Poi ci ha mostrato il baratro al quale ci stavamo avvicinando e alla fine ha preso quella serie di provvedimenti che, pur trattandosi di ‘lacrime e sangue’, dovrebbero dare all’Italia – grazie a tutti noi che pagheremo – quel riassesto finanziario che l’Europa e il mondo ci chiedono.
DUNQUE, di fronte a una situazione del genere, era impensabile che il primo ministro potesse firmare quella cambiale in bianco che sarebbero state le Olimpiadi di Roma. Fornire a Roma e al Cio le garanzie finanziarie, nero su bianco, per l’organizzazione. Ma di cosa stiamo parlando? Il presidente del Coni Gianni Petrucci dice: <Sono ovviamente amareggiato perché il no si poteva dire prima. L’ultimo giorno l’ho visto come una mancanza di riguardo. Però, leggendo i giornali di oggi ho visto che nessuno voleva le Olimpiadi>. Mancanza di riguardo? Forse sì, ma nei confronti dell’Italia e degli italiani da parte di chi voleva trascinare tutti in questo suicidio economico. E il no poteva arrivare prima? Ecco l’aspetto infantile della vicenda. Monti e il governo non hanno preso una decisione a cuor leggero. Conoscono bene l’effetto che un’Olimpiade può avere su un Paese: di rilancio, di amalgama, di condivisione di quello spirito sportivo alimentato dai cinque cerchi e che da sempre unisce il mondo. Ma alla fine, e per fortuna, la ‘botta di conti’ è stata fatta e la decisione di rinunciare è stata inevitabile e ha prevalso. Fa tristezza, poi, il teatrino della politica che ogni volta viene allestito da destra, sinistra, centro, Lega e affini quando si tratta di dare addosso ai rispettivi avversari.
TEMO che i rispettivi giudizi dei partiti sull’operato del premier, sarebbero stati automaticamente di significato opposto a quelli espressi ieri se la decisione del governo fosse stata diversa. Probabilmente solo la Lega non avrebbe cambiato opinione. Anche se credo dipenda solo dal fatto che la sede dei Giochi sarebbe stata Roma. Chissà, forse se a correre fosse stata una città del Nord il punto di vista del Carroccio avrebbe pesato sull’altro lato della bilancia. Ma alla fine l’aspetto più deprimente non è quello quello di aver dovuto, ancora una volta, aprire gli occhi sulla desolante realtà economica dell’Italia. I rischi e le incognite, alle quali ha accennato lo stesso premier motivando la sua decisione, si riferiscono anche e soprattutto al fatto che, a sguazzare all’ombra delle Olimpiadi, ci avrebbe pensato il solito malaffare italiano. Gli sprechi che ancora paghiamo di Italia ’90, degli ultimi campionati di nuoto nella Capitale e dei vari G8, sono ancora vivi nella memoria di tutti. Come dire? Non solo – avrà pensato Monti – non ci possiamo permettere questo impegno finanziario. Ma non mi fido neanche del sistema Italia. Un po’ come ritenere che questo Paese sia marcio dentro, nell’animo. E purtroppo è così. E’ un’altra realtà di cui bisogna prendere atto e dalla quale è necessario che l’Italia si trascini fuori quanto prima. E in questo caso ben venga un’azione ‘lacrime e sangue’. Ma che a piangere e a pagare questa volta siano gli stessi artefici del malaffare. Strano Paese