Una rottura che non conviene a nessuno
E’ un accorato appello quello firmato sul ‘Foglio’ dal direttore Giuliano Ferrara. Un appello al capo di Forza Italia affinché non rovesci, ancora una volta, il tavolo delle riforme. «Berlusconi — scrive Ferrara — non deve inseguire la lepre di una rivincita a breve», ma «curare il proprio status di vittima eminente del ciclo infame della giustizia italiana, e comportarsi in modo serio e responsabile». Non c’è dubbio che le attuali fibrillazioni derivino proprio dall’ennesimo corto circuito tra politica e giustizia. E’ come se, minacciando di sfilarsi dal processo riformatore, Berlusconi ritenesse che Renzi, o Napolitano, o chissà chi siano incoraggiati ad esercitare una qualche pressione sul Tribunale di sorveglianza di Milano. Obiettivo: disporre per il leader di Forza Italia non gli arresti domiciliari ma l’affidamento in prova ai servizi sociali e consentirgli di partecipare (sia pure non come candidato) alla campagna elettorale. Le ultime voci dicono che sarà proprio questa la decisione dei giudici milanesi, e non perché qualche autorità politica o istituzionale gliela stia imponendo, ma perchè le norme e i precedenti spingono in questa direzione. C’è da augurarsi che le voci siano fondate e che una decisione equilibrata dei giudici di sorveglianza incoraggi Berlusconi ad analogo equilibrio sul fronte politico. Se l’ex premier rovesciasse il tavolo, gli scenari possibili sarebbero due: il Pd si ricompatta, Renzi trova in aula i voti necessari, dunque la riforma passa e Berlusconi si avventura nella difficile impresa di convincere gli elettori delle Europee (e tra un anno quelli che dovrebbero presumibilmente esprimersi in occasione del referendum confermativo) che per il Paese il nuovo Senato sarà peggio di quello attuale; oppure Renzi non trova i voti, si incarta e il Paese scivola velocemente verso elezioni anticipate a cui Berlusconi non potrebbe partecipare in quanto ineleggibile. In entrambi i casi, Forza Italia non ci guadagnerebbe nulla. E’ proprio per questo, perché sono più forti, che Renzi e i suoi ministri farebbero meglio ad evitare atteggiamenti sprezzanti che potrebbero indurre l’amico-nemico a scelte avventate. Snobbando platealmente la richiesta del capogruppo di FI Brunetta di anticipare la discussione parlamentare della legge elettorale, il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha spinto Berlusconi su posizioni forse più radicali del voluto. Il groviglio si serra, occorrerà un surplus di buonsenso per sciogliere la matassa.