Quell’inutile dibattito sulle case chiuse
Certi dibattiti e certe proposte a volte tornano. E così, pensando di interpretare la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, il Consiglio regionale lombardo ha chiesto un referendum per l’abrogazione parziale della legge Merlin che regola la prostituzione, in vista di una riapertura delle «case chiuse» auspicata dal centrodestra. Sarà la volta buona per affrontare seriamente il problema?
Antonio Agostinelli, Milano
HA RAGIONE il lettore, il mestiere più antico del mondo, la prostituzione, torna alla ribalta. Era l’inverno del 1958 quando l’entrata in vigore della legge Merlin dava l’ultimatum alle case di tolleranza: tutte chiuse entro sei mesi. In questi 55 anni, la legge non ha fatto scomparire la prostituzione, che dalle «case chiuse» si è semplicemente spostata sulle strade delle grandi e delle piccole città di tutta Italia. Oggi le donne che offrono il proprio corpo ai margini delle strade sono sempre più spesso ragazze giovanissime provenienti da Paesi stranieri che, più o meno consapevolmente, finiscono nella rete di sfruttatori organizzati che le spingono a prostituirsi dietro minacce, o con la promessa di un futuro «riscatto» verso una vita libera o la possibilità di tornare a casa propria con qualche soldo da parte. È a loro che dobbiamo innanzi tutto pensare. Riaprire le case chiuse è il modo migliore per non farlo.
laura.fasano@ilgiorno.net