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Cantagalli profeta in patria

LA GENERAZIONE dei fenomeni dà sempre buoni frutti. Si rischia di diventare nostalgici, ma quando troppi indizi si sommano, la prova è dietro l’angolo. L’ultima l’ha fornita Luca Cantagalli, schiacciatore dell’Italia di Velasco che cambiò a suon di vittorie mondiali ed europee la storia del nostro volley: a 48 anni, oggi fa l’allenatore ed ha appena riportato la sua città, Reggio Emilia, in serie A2. Lui che da Cavriago partì giovanissimo, è riuscito ad essere profeta in patria, con la squadra che proprio da Cavriago si era spostata in città qualche anno fa, e che sabato sera ha festeggiato il ritorno in A2 in anticipo, battendo l’Iglesias 3-0.
CANTAGALLI non è l’unico, tra i tanti figli sportivi di Velasco, a dimostrare che quel gruppo aveva qualcosa che va oltre la tecnica ed il fisico. Qualcosa che vale la pena trasmettere anche oggi che il volley è quasi un altro sport. Passare dal campo alla panchina non è mai facile: lo stesso Cantagalli, come altri suoi ex compagni azzurri, ha avuto bisogno di fare un po’ di esperienza. Perché paradossalmente, quando sei bravissimo per natura a farle, le cose, non è detto che ti sia facile spiegarle. Anzi: a volte la grandezza della leggenda rischia di far sentire troppo piccoli gli allievi. «Cerco di non dire mai ai miei giocatori: si fa così, ma di farceli arrivare secondo il loro percorso», raccontava di recente Cantagalli. Comunque i suoi ragazzi lo chiamano ‘teacher’, maestro. Come lui, insegnano molto più del bagher e del muro altri ex azzurri: Andrea Giani a Verona, Lorenzo Bernardi in Polonia, De Giorgi in Russia, Anastasi e il suo vice Gardini che si sono appena separati dalla Polonia, mentre Zorzi e Lucchetta tra teatro e tv si occupano di promuovere il loro sport meglio di tanti corsi e dirigenti della Fipav. Fenomeni per sempre.