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Il grillismo del Cavaliere

Alle scorse politiche Silvio Berlusconi era dato per morto, ma grazie a una campagna elettorale pirotecnica riuscì a risalire la china dei sondaggi e mancò poco che vincesse le elezioni. In vista delle europee del 25 maggio spera in un analogo exploit, ma il bis sarà a dir poco difficile. Facile invece prevedere che il M5s di Beppe Grillo scipperà a FI lo status di secondo partito nazionale. Nel frattempo, infatti, il Pdl ha vissuto la scissione di Alfano, la campagna antieuropea consentirà a Lega e a Fratelli d’Italia di raddoppiare i consensi a scapito dell’alleato maggiore e al governo c’è un premier con cui Berlusconi fatica a confliggere: perché con lui sta trattando le riforme costituzionali; perchè è popolare; perché, come è stato chiaro dai toni e dagli argomenti usati ieri nel corso dell’intervista a ‘Piazzapulita’, a Berlusconi Renzi piace. E anche parecchio. Perciò alza i toni su altri fronti. Ma per quanto si sforzi di impugnare il tema più popolare del momento, cioè la critica all’Europa, l’ex premier finisce spesso per ricadere in un vittimismo giudiziario di sempre minor impatto elettorale. Colpa sua, perchè non riesce ad affrancarsi dal proprio calvario personale. E colpa dei media, che continuano a sopravvalutare ogni uscita antitoghe dell’ex premier. E’ successo anche in occasione della conferenza stampa con cui Berlusconi è tornato in scena dopo lungo silenzio. Due battute contro i giudici cui è seguito un duro e articolato affondo contro i trattati europei. Risultato: giornali e televisioni hanno esaltato le due battute quasi ignorando il resto. Dev’essere anche per questo che l’ex premier si è lasciato ‘scappare’ l’ormai nota, e in effetti sconclusionata, considerazione sulla Germania e l’Olocausto («per i tedeschi i campi di concentramento non ci sono mai stati»). La successiva rettifica è prassi; da allora è passato il concetto che Berlusconi è contro l’Europa dell’austerità incarnata dalla Germania. Caso vuole che la Germania sia guidata da un suo alleato del Ppe, la Merkel, che ieri ha reagito. E con ancor più forza ha reagito anche il candidato popolare alla guida della commissione Ue, Juncker. Se non fosse che i voti di FI fanno comodo al Ppe, la famiglia europopolare avrebbe già cacciato il «populista» Berlusconi. Che nell’attaccare sia la Germania sia Napolitano ha puntato, guardacaso, gli stessi obiettivi di Grillo.