Il gufo non vota. Perché allora continuare a citarlo?
MA SI PUÒ sapere che male ha fatto il gufo visto che ormai tutti, dai politici agli sportivi, fa riferimento a questo animale per indicare coloro che non la pensano come lui e che quindi tifano per un risultato diverso da quello auspicato? Forse far riferimento a simili argomentazioni dimostra la pochezza dell’argomentazioni: insomma, se è sempre colpa del gufo non lo sarà dell’uomo… Andrea Grado, Milano
ACCANTONATI ideali e ideologie siamo effettivamente entrati in una nuova stagione neo-giovanilista, sempre all’insegna dello slogan, della televendita, della spendibilità televisiva dei contenuti. Sdoganato da Grillo il “vaffa” come programma elettorale, siamo ora entrati nell’era del gufo. Sì, il gufo, il nuovo convitato di pietra dell’agone politico, a cui tutti ormai fanno riferimento. Gufo te, gufo io, gufi tutti. Insomma, l’uccello del malaugurio come elemento del dibattito. Quasi una trasposizione nelle aule parlamentari di quanto accade in molti stadi, quando il tifoso gufa i rivali. Manca solo il gesto dell’ombrello dopo aver fatto gol e siamo a posto. Povero gufo, così spesso citato a sproposito da una classe politica che non fa altro che peggiorare. E povera Italia che sa solo mettere in scena tutti i giorni in tutti i campi l’inutile derby «voi contro noi».
laura.fasano@ilgiorno.net