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Lo scudetto di Caprara per un amico disoccupato

Dal Qs-Il Resto del Carlino di oggi

L’ULTIMO è lo scudetto del cuore, quello più bello e per certi versi più agrodolce. Perché la prima dedica di Gianni Caprara, dopo aver centrato il triplete stagionale e il bis tricolore sulla panchina di Piacenza, è per un amico d’infanzia che ha passato giorni migliori di questi. Uno di quelli a cui il tecnico di Medicina, diventato grande per le vie del mondo, pensa sempre: «Voglio dedicare questo scudetto ad Amerigo Setti, che dopo 24 anni si ritrova senza lavoro. Spero che la sua situazione si risolva presto», dice il tecnico campione d’Italia (e del mondo con la Russia, qualche anno fa). A dimostrazione che anche se hai girato il pianeta e ti accingi ad un altro viaggio importante (l’anno prossimo allenerà l’Eczacibasi in Turchia), le radici restano nella terra in cui sei cresciuto.

Caprara, per lei questo è il quarto scudetto. E’ il più bello?

«E’ il più facile. Non per le avversarie, ma per come si è comportata la mia squadra, che mi ha reso facile allenare. Finora non mi era mai riuscito di vincere lo scudetto due anni di fila, forse non avevo saputo dare gli stimoli giusti ai gruppi che avevo. Stavolta è stato diverso».
Perché?

«Perché pur avendo già vinto tanto, le ragazze lavorato con una grandissima umiltà, accettando di sentirsi dire all’inizio dell’anno che anche se avevano vinto lo scudetto, non lo avevano fatto giocando bene. E si sono rimesse in gioco ogni giorno, abbiamo costruito un rapporto che resterà anche oltre questa stagione. Le mie amicizie vere nel mondo del volley sono quelle di quando guidavo il Molinella in C o lo Spezzano in A2, ma stavolta è diverso».
Avete avuto solo un piccolo calo, nel momento in cui si diceva che lei sarebbe stato il prossimo ct azzurro ai mondiali.
«In realtà quelle notizie non c’entrano niente, è stata solo una coincidenza temporale. La verità è che in quel momento avevamo qualche giocatrice infortunata e non ci stavamo allenando bene. Quindi ci siamo imposti di allenarci meglio, e tutto si è rimesso in moto».
Però lei è stato davvero a un passo dal guidare l’Italia ai mondiali di settembre.
«C’era stato un incontro a pranzo prima di Natale con il presidente della Federvolley Carlo Magri, che mi aveva proposto di fare i mondiali, e poi eventualmente Europei ed Olimpiadi. Non ero convintissimo, poi mi sono ammalato prima di poter comunicare l’incontro alla proprietà di Piacenza, che l’ha appreso dai giornali. Poi la mia società ha parlato con Magri, e non ho più saputo niente, fino all’annuncio della scelta di Bonitta».
Il problema era il doppio incarico? Magri è da sempre contrario.
«In realtà no, perché non siamo neanche arrivati a parlare di soldi, e io sono anche d’accordo con lui: il ct di una nazionale non deve avere il doppio incarico. Però durante l’anno, quando non ci sono le competizioni, deve avere anche un ruolo più articolato, dare linee guida al movimento, andare a vedere i giovani. Come fa Mauro Berruto nel settore maschile».
Caprara, è vero che andrà in Turchia?
«Sì, all’Eczacibasi. Al di là del discorso economico, ho voglia di una sfida nuova, in un campionato di livello superiore a quello italiano. Per la prima volta andrò da solo, senza mia moglie Irina e senza mia figlia che ha 9 anni. Sarà quella la sfida più dura, per me. In fondo, sono un coccolone».