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Il piccolo è bello ma alla fine i grandi ci fregano

CIBUS ottimo e abbondante, città ducale elegante e golosa, un piccolo grande successo, come ogni edizione. Peccato che la geniale scelta strategica del centrodestra di portare a Parma un po’ di Europa non abbia risolto, e non poteva, nessuno dei nostri problemi. E abbia avuto come glorioso effetto collaterale dell’Alma quel Cibus a cui va tutta la mia sincera stima e la mia rabbia. Perché era evidente, soprattutto per chi sta vicino a Fiera Milano, che la manifestazione nasceva in una realtà fieristica marginale, con strutture e logistica inadeguate. Poteva esprimere eccellenze ma poco mercato. Come per Vinitaly, che è diventata comunque molto più forte. L’Italia non ha la forza per mantenere tre o quattro poli, come Germania, Francia, Spagna (Barcellona e Madrid). Avevamo una delle Fiere internazionali più importanti d’Europa, abbiamo fatto il giochino degli aeroporti (con Bologna e Roma in prima fila). Milano aveva avanzato anni fa una proposta di sistema: venite con le vostre fiere e i vostri marchi qui, dove ci sono i metri quadri, la logistica, l’attrattiva e consolidate relazioni d’affari. Nella formula che volete. Facciamo rete e sistema sennò lasciamo spazio agli altri. Come sempre. Infatti Germania, quasi il doppio del nostro fatturato, Francia e persino la Spagna hanno grandi manifestazioni internazionali nelle città e negli spazi giusti. Cibus piace, riempie le nostre piccole pance di gioia e non cresce. L’Expo potrebbe essere l’inizio per ragionamenti, strategie e politiche più responsabili e adulte.
Marco Mangiarotti