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Allenati ad uccidere

Bisognerà farci i conti. Qualcuno ha già iniziato, per esempio Fausto Narducci sulla Gazzetta di oggi. Ha già cominciato a ragionare sui due casi di cronaca nera, quello del serial killer di Firenze Riccardo Viti, un karateka che crocifiggeva le sue vittime, e quello del pallavolista di Santhià, Lorenzo Manavella, che ha sterminato la propria famiglia. Sorvolo sul fatto che Manavella e suo padre, a sua volta ex giocatore ed allenatore, pur avendo giocato al massimo in serie B siano stati definiti dei ‘campioni‘ da molti colleghi, con un uso chiaramente improprio del termine (e le parole bisogna usarle bene, perché altrimenti si consumano).

Il punto è un altro. Senza tanti giri di parole: visto che siamo sempre pronti a raccontarcela sul fatto che lo sport trasmetta valori che poi contano anche fuori dal campo, siamo altrettanto sicuri che lo sport non abbia avuto un ruolo diretto nel viaggio verso le due tragedie di cui sopra? Che non abbia fornito a due menti, che chiaramente avevano altri problemi, i mezzi per realizzare i loro disegni folli? Che la disciplina dell’allenamento non abbia reso più semplice arrivare al traguardo dell’orrore?

Il caso di Manavella, come osserva Narducci, è il più emblematico. Perché tutta la famiglia viveva e aveva vissuto nella pallavolo, giocata, allenata o diretta in prima persona. E se davvero la pallavolo ha valori anche più forti di quelli di altri sport, come ci siamo detti spesso forse raccontandoci una bugia, è abbastanza chiaro come stavolta la rete di protezione si sia rivelata un’illusione. Lorenzo Manavella aveva altri problemi, che nascevano dall’uso di droga. Il padre aveva provato a puntare proprio sulla palestra per provare a recuperare il ragazzo. Senza risultato, purtroppo. E ha ragione Narducci quando conclude che forse dobbiamo smetterla di esaltare lo sport come panacea per ogni male, perché “le mele marce probabilmente restano incorreggibili”. Lo stesso Manavella avrebbe detto agli agenti di Venezia che gli dicevano di stare seduto: “Sono abituato, faccio sport”.